La spallata di Renzi ad Alfano

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di Alessandro Ciancio

C’è chi l’ha subito definita “la spallata”. «Non condividiamo la proposta Ncd sul Senato. Per noi al Senato va tolta ogni tipo di funzione elettiva. Abbiamo proposto la riforma elettorale, la riforma del Senato e del Titolo V. Se Ncd dice no a una di queste proposte apre un problema» ha ammonito il segretario del Pd nel corso di “Matteo risponde”, diretta Twitter con i suoi sostenitori. L’idea di lasciare una seconda Camera elettiva, anziché usare presidenti di regione e sindaci per rappresentare le autonomie, è infatti inaccettabile per Renzi, che non intende cedere su una delle sue proposte-bandiera. Il segretario vuole proseguire l’esperienza di questo governo e sul punto intende rassicurare anche Enrico Letta e Giorgio Napolitano («Per fare una riforma costituzionale ci vuole un anno») ma chiede in cambio la garanzia di poter incassare dei ‘trofei’ politici da esibire. Per questo ieri non ha esitato a mostrare i muscoli ad Alfano, spendendo parole chiare anche su altri temi che i suoi piccoli alleati di centrodestra vedono come il fumo negli occhi: «Resteremo al governo il tempo necessario a fare approvare anche a loro lo ius soli e la civil partnership alla tedesca». Due temi – la cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese da genitori stranieri e le unioni civili per gli omosessuali – che quindi scuotono fin dalle fondamenta l’attuale maggioranza.

Aspettando Berlusconi
Di certo c’è che dopo le ultime parole della Consulta sulla legge elettorale Renzi ha messo la quarta per definire una volta per tutte il rapporto tra il suo Pd e il governo. Tempo massimo: 15 giorni. Obiettivo principale: chiudere l’accordo su una legge elettorale in senso maggioritario. Con chi? Dalla scorsa settimana il sindaco aspetta una risposta da Silvio Berlusconi sui tre modelli proposti: ispanico, Mattarellum rivisto, doppio turno stile “sindaco d’Italia”. Dopo le chiarificazioni della Consulta, che ha abolito il Porcellum e consegnato al Paese un proporzionale puro, «non ci sono più alibi per nessuno» ha sottolineato il sindaco di Firenze, che confida in una risposta del Cavaliere entro la direzione del Pd convocata per domani pomeriggio (probabilmente con diretta streaming), quandi è sua intenzione fare chiarezza su legge elettorale e “Job Act”. E a tal fine non è escluso che possa incontrarsi direttamente con lo stesso Cavaliere, tra oggi o domani mattina.
In sostanza, dopo che i giudici costituzionali hanno chiuso il cerchio sul Porcellum, Renzi vuole passare ai fatti concreti: realizzare la riforma del sistema di voto al più presto e a larga maggioranza. «Perché è giusto che sia così» va ripetendo trovando conforto nelle critiche che il centrosinistra rovesciò sul centrodestra quando fu approvato il Calderolum a maggioranza, senza alcun coinvolgimento delle forze di opposizione. La sua attenzione è quindi rivolta anche al Movimento pentastellato che sul tema proprio ieri ha annunciato una nuova consultazione online dei propri iscritti. Anche questa volta il dialogo tra Pd e grillini si annuncia comunque difficile, visto che per questi ultimi le tre proposte di Renzi sono «incostituzionali» mentre il Parlamento «è politicamente e moralmente illegittimo». A loro giudizio non resterebbe quindi che tornare subito alle urne utilizzando il vecchio Matarellum.
Una cosa è certa: da ieri il potere contrattuale di Alfano e di Ncd si è fortemente indebolito. La partita in corso, com’era logico aspettarsi, si svolge soltanto tra tre giocatori (Pd, Forza Italia e M5S), con tutti gli altri costretti a guardare il gioco seduti nervosamente a bordo campo.

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