La strada che resta per salvare l’Esecutivo. Poteri forti e giornali hanno messo alle corde i gialloverdi. Ma non è finita

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Fu Berlusconi a rivelare un consiglio ricevuto da Margaret Thatcher: il segreto per governare bene è non leggere i giornali. Triste prospettiva per chi campa facendo il giornalista, ma perfettamente comprensibile se osserviamo che ieri su Repubblica – per esempio – non c’era una sola riga sui concessionari autostradali che fanno solo il 2% delle manutenzioni programmate (notizia con qui questo giornale apriva la prima pagina), mentre invece un pomposo sermone di Ezio Mauro prescriveva cosa devono e cosa non devono fare quegli analfabeti dei grillini, chiudendo il pezzo con il convincimento che nulla faranno dei sacri consigli dell’ex direttore del giornale di De Benedetti, perché dietro questi ignoranti c’è la solita spectre di Casaleggio e i bla bla di sempre.

Purtroppo per chi governa e per fortuna di noi che scriviamo, molte persone ai giornali ci credono, e anche se i lettori sono sempre di meno per quasi tutti, la piccola comunità dei decisori politici ci tiene inevitabilmente in grande considerazione. Per questo a forza di seminare astio tra i Cinque Stelle e la Lega siamo arrivati a un passo dal dirupo, facendo felicissimi tutti quelli che aspettano il ritorno del partito del cemento, dei regali alle banche e Confindustria, dei sacrifici per tutti e i privilegi per pochi. Sia ben chiaro, anche questo giornale ha messo in evidenza tutte le incongruenze di un contratto difficile tra due forze politiche molto diverse.

E l’abbiamo fatto puntando i piedi di fronte alle posizioni indifendibili del vicepremier Salvini, a partire dalla difesa a oltranza dell’altrettanto indifendibile sottosegretario Siri al Governo da indagato, fino al rifiuto di spiegare al Parlamento che genere di rapporti ha il suo partito con faccendieri ed esponenti politici russi. Temi da noi utilizzati per dare più omogeneità e forza all’azione di un Esecutivo che ha fatto in un anno più cose di altri in intere legislature.

IERI MONTI, OGGI DRAGHI. Al contrario, il bombardamento della quasi totalità degli altri giornali e delle tv, e dei poteri forti con ogni altro loro mezzo, puntava e punta tutt’ora solo a mandare a casa i gialloverdi, magari per far posto a un nuovo governo con dentro quei “draghi” dei nostri tecnici, col compito di concludere la macelleria sociale iniziata da Monti. Il Consiglio dei ministri di ieri è la prova di quanto la situazione sia dunque in bilico, e di come comunque Conte non può avere superpoteri a sufficienza per andare avanti così all’infinito. L’ultima spiaggia per Di Maio e Salvini resta quella di incontrarsi, e poi rincontrarsi ancora, spiegandosi e mettendo in sicurezza almeno le cose buone che hanno fatto, dal Reddito di cittadinanza a quella pietra miliare nella riconciliazione generazionale che è Quota Cento, fino al taglio dei parlamentari e di tanti sprechi che questo Stato continua a fare infilando le mani in tasca ai cittadini.

SCOPRIAMO LE CARTE. La vulgata di quegli stessi giornaloni che vogliono far saltare tutto è che i due vicepremier siano dei lillipuziani della politica, al pari di Conte, che ancora ieri sempre Mauro definiva un mezzo premier per caso. Ecco, la linea di comando dell’Esecutivo ha ora la possibilità di dimostrare di essere fatta da giganti e non pigmei come si va dicendo. E anche certificare che milioni di italiani hanno scelto dei leader e non le mezze figure di cui ci raccontano da un anno Feltri, Sallusti, Gruber e tutto questo bel circoletto qui.

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di Gaetano Pedullà

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