La tassa dell’Isis per fuggire: 300 dollari per gli uomini, 500 per le donne. Ma i bambini restano ostaggi per essere indottrinati dal Califfato

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Una tassa per la vita. L’Isis si faceva pagare affinché i civili potessero fuggire. Le taglie erano determinate: 300 dollari per gli uomini, 500 per le donne.

Tutto ciò accadeva nel nord dell’Iraq, a Hawija, roccaforte dell’Isis a 140 chilometri a sud di Erbil. In quella che un tempo veniva chiamata la “Falluja del nord”, teatro di sanguinosi scontri con le truppe americane e delle rivolte qaediste contro il governo di Baghdad, sono intrappolati migliaia di civili. Chi è riuscito a fuggire ha dovuto pagare una taglia ai jihadisti dell’Isis. Ma non i bambini. Loro sono tenuti in ostaggio, costretti a frequentare le scuole del Califfo al Baghdadi per diventare soldati. I “leoncini”, vengono chiamati.

Molti, però, sono riusciti così a fuggire. E le storie che raccontano sono decisamente drammatiche. Due giovani ragazze sono arrivate ieri. Hanno camminato per 13 ore a piedi, verso un checkpoint dei Peshmerga, l’ultimo sul fronte di Hawija, da dove i rifugiati vengono mandati al campo. Una ha gli occhi di un verde intenso: “Se quelli dell’Isis mi avessero visto la faccia mi avrebbero tagliato la gola”. Lei, come la sua amica, ha ancora lo smalto sulle unghie dei piedi.

Ne è rimasto poco, ma la giovane è contenta lo stesso. “Siamo salvi – racconta a L’Ansa –  siamo arrivati con tutta la famiglia. Il futuro? Sarà sicuramente migliore di quello che abbiamo avuto in questi due anni a Hawija”. Un’anziana sputa a terra quando sente nominare l’Isis: “Sono bestie. Hanno scavato tunnel ovunque, staccato i ripetitori telefonici. Li devono ammazzare tutti”.