L’allarme degli 007: dall’escalation in Iran aumenta il rischio terrorismo

La relazione dell’Intelligence si ferma al 2025 ma la possibilità di un'accelerazione in Iran era contemplata. Aumenta il rischio terrorismo

L’allarme degli 007: dall’escalation in Iran aumenta il rischio terrorismo

La relazione annuale dell’Intelligence presentata ieri si ferma al 2025 ma la possibilità di un’accelerazione in Iran era già contemplata. In quel caso, si legge, non può escludersi “un innalzamento anche in Europa e in Italia del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi. In prospettiva, la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un jihad globale contro il comune nemico occidentale”. E c’era già l’attacco a Gaza a soffiare sul fuoco di un “sentimento antiebraico” che alimenta i principali attentati avvenuti proprio in corrispondenza di festività. Gli occhi degli 007 sono concentrati a cogliere potenziali segnali ostili, anche di lupi solitari.

La minaccia russa

Lasciando il Medio Oriente il pericolo principale per l’Europa è la Russia. “Il Cremlino – nota l’intelligence – ritiene di fronteggiare una minaccia di lungo periodo da parte dell’Europa, assurta a principale blocco antagonista di Mosca, dopo il consolidamento dei canali di dialogo con Washington”. Si sottolinea quindi “la spregiudicatezza delle azioni russe” in territorio europeo, con attacchi a infrastrutture critiche più che quintuplicati tra il 2023 e il 2025. Fino alle azioni ibride, dal cyber alla disinformazione.

E quella degli anarchici

Sul fronte interno, gli anarchici sono la minaccia più concreta, come dimostrato dai recenti sabotaggi alle linee ferroviarie per protestare contro le Olimpiadi di Milano Cortina. E l’attenzione è alta, ha assicurato il direttore dell’Aisi Bruno Valensise, anche sulle manifestazioni di piazza e sulle reazioni dell’eterogenea area antagonista all’attacco in Iran per cogliere eventuali tentativi di saldature tra ambienti diversi. Fenomeno, quest’ultimo, di cui ha parlato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Dopo l’attacco all’Iran, ha detto, “abbiamo iniziato a fare uno scenario di rischi e ad adottare le contromisure necessarie. L’esperienza ci insegna che dovremo monitorare quali saranno le ripercussioni sui movimenti di piazza”. C’è è poi un fenomeno da monitorare: una radicalizzazione giovanile sempre più crescente dove prevale non la matrice ideologica ma la fascinazione verso la violenza, “alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non estremisti”.

La tecnologia, infine, che attraversa tutte le minacce considerate nella Relazione. E’ ormai consolidato l’uso di chatbot, potenziati dall’IA, in grado di indirizzare gli utenti nella ricerca di contenuti terroristici, incluse le istruzioni per il confezionamento di ordigni.