Le mascherine farsa della Regione Toscana. Non sono protettive. Per fornire tutti i dispositivi sono stati spesi finora oltre 33 milioni

di Carmine Gazzanni
Politica

La Regione Toscana è stata una delle prime ad intuire la necessità di distribuire Dispositivi di Protezione Individuale alla popolazione. Ed il governatore Enrico Rossi, infischiandosi di tutte quelle malelingue che legavano questa manovra con le prossime elezioni regionali (a cui peraltro neanche dovrebbe partecipare), è andato orgogliosamente dritto per la sua strada. Il risultato, però, dopo già varie distribuzioni, è quello che si vede nella foto accanto, che arriva direttamente da una farmacia toscana: “Le presenti mascherine – recita il bigliettino apposto sul lotto – non sono da considerarsi né Dispositivi Medici né Dispositivi di Protezione Invidivuale”. Una specifica che inevitabilmente fa sorgere più di un dubbio. Si potrebbe dire – a giusta ragione – che il decreto “Cura Italia” ha aperto alla possibilità, vista la situazione emergenziale, di produrre Dpi in deroga e dunque senza marcatura CE e senza obbedire a tutte le norme in tema di sicurezza sanitaria. Resta però la domanda: cui prodest parlare di mascherine sicure se poi non sono assimilabili a Dpi? C’è di più.

Nelle Faq rinvenibili sul sito della Regione Toscana si precisa che le mascherine sono “testate dall’Università degli Studi di Firenze con strumentazione scientifica, attraverso due test di fondamentale importanza”. E allora si torna a bomba sul tema: tali test “di fondamentale importanza” che tipo di sicurezza garantirebbero? Domande più che legittime e che, non a caso, il nostro giornale ha girato all’ufficio stampa di Rossi. Non ricevendo, però, alcuna risposta. Ma non finisce qui. La Notizia ha parlato con vari farmacisti di varie città toscane per capire cosa sta accadendo. E i dubbi in molti casi sono stati sempre gli stessi: “Non capiamo a che serva distribuire questi prodotti – ci dice un’operatrice di Pistoia – E poi non sappiamo di quale lotto si parli, né è specificata una qualche scadenza del prodotto”. Rilievo, questo, sottolineato anche da altre farmacie. “Spesso non sappiamo cosa rispondere – ci dicono al telefono da Pisa – se ci chiedono eventuali scadenze d’uso”.

LA DELIBERA Anche perché, ovviamente, le mascherine hanno un costo. Secondo la delibera 154 del 6 aprile scorso di Estar (Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale) per tutti i vari dispositivi acquistati dalla Regione tra mascherine la cittadinanza, quelle per gli ospedali, camici, visiere e guanti, se ne sono andati 33 milioni. Spese più che doverose, ci mancherebbe. Sarebbe però interessante capire quanto si è speso per queste mascherine che non possono essere considerate Dpi. Non solo. Nella lunga sfilza di commesse ordinate si trovano anche società di prestigio. Una su tutte: Prada, cui sono state chieste 50mila mascherine e 100mila camici per un costo complessivo di 360mila euro. Tutto più che legittimo e lodevole. Se ci fosse anche quel pizzico di trasparenza in più.