Ventitremilaseicentoventicinque firme sono bastate a Fratelli d’Italia nel 2013, per presentarsi alle politiche grazie a uno sconto che tagliava a un quarto la soglia ordinaria, come ha ricostruito su Appunti lo studioso di diritto elettorale Gabriele Maestri. Tredici anni dopo, con l’emendamento alla legge elettorale targato proprio FdI e riformulato dal governo, chi si affaccia adesso deve raccoglierne fra 450mila e 525mila secondo la stima di Pagella Politica. Su carta e davanti a un notaio.
Legge elettorale, il nodo delle firme
Il testo è passato al Senato il 15 settembre con 113 sì e torna alla Camera. Divide i partiti in classi di censo: esenti quelli con un gruppo in almeno una Camera al 31 dicembre 2025, da 1.500 a 2mila firme per collegio a chi ha una componente del Misto come +Europa e il Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, da 6mila a 7mila a tutti gli altri nei 75 collegi plurinominali. Con l’obbligo di correre in almeno metà delle circoscrizioni.
In Francia le firme degli elettori per l’Assemblée nationale mancano del tutto, in Germania alle federali del 2025 una lista presente in tutti i 16 Länder ne doveva raccogliere 27.328 e in Polonia per correre ovunque ne bastano 105mila, stando alle schede di Pagella Politica. La Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa raccomanda di restare sotto l’1 per cento degli elettori. Eppure in Molise, secondo i calcoli di Maestri, le 6mila firme valgono il 2,46 per cento del corpo elettorale.
Chi resta fuori
Fuori restano, sempre secondo Pagella Politica, il Progetto Civico Italia dell’assessore romano Alessandro Onorato, che in Parlamento è a quota zero, e il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, che alla Camera conta un solo deputato. Sé stesso. Col vincolo delle circoscrizioni, calcola Maestri, faticherebbero i partiti di una sola area del Paese come Sud chiama Nord di Cateno De Luca e Noi di Centro di Clemente Mastella, e con regole simili la Liga Veneta e la Lega Lombarda sarebbero rimaste fuori dalle politiche del 1983 e del 1987, quando elessero i loro primi parlamentari. Il Carroccio delle origini oggi si fermerebbe davanti al filtro che hanno votato i suoi eredi. La ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati ha spiegato a Sky TG24 che serve contro liste come «Forza Pippo».
Deputati in prestito
La scorciatoia passa dal gruppo Misto. Una componente riporta l’asticella a 1.500 firme e nella lettura di Maestri può nascere fino a quando la legge entra in vigore, anche se la ministra sostiene che il termine sia scaduto a fine 2025. La strada l’ha aperta Vannacci quando a maggio ha costruito la sua componente sul simbolo di Free, lista che nel 2022 si era presentata in un solo collegio lombardo, e Onorato il 14 settembre sotto Palazzo Madama ha denunciato che lo si vuole costringere a «fare come Vannacci».
Il taxi più richiesto ha la targa di Centro Democratico, il partito di Bruno Tabacci, che a luglio ha lasciato il gruppo del Pd per il Misto: basterebbe che altri due deputati si unissero a lui, scrive Maestri, per aprire una componente con diritto allo sconto, e alla fermata aspettano Onorato, il Psi e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini. In maggioranza si ragiona al contrario. Secondo un costituzionalista sentito dal Fatto Quotidiano i quattro simboli federati nel 2022 in Noi moderati potrebbero ottenere un’esenzione ciascuno. Il pedaggio insomma tocca a chi bussa da fuori.
Chi resta a piedi si federa, come ha fatto Onorato con Ismaele La Vardera oppure prepara i ricorsi alla Corte costituzionale a legge in vigore. La porta digitale l’hanno sprangata in Aula quando hanno bocciato l’emendamento del Pd firmato da Andrea Giorgis, che avrebbe ammesso le firme elettroniche.
Il partito che nel 2013 si candidò con poco più di 23mila firme scontate ha spostato la selezione dall’urna allo studio del notaio. E il biglietto d’ingresso adesso si paga in deputati.