L’inflazione si è mangiata i salari, lo dice pure l’Inps: in 5 anni gap di oltre 9 punti tra crescita delle retribuzioni e dei prezzi

Per l'Istituto di previdenza sociale, tra il 2019 e il 2024, il gap tra la crescita nominale dei salari e dei prezzi è stato di oltre 9 punti

L’inflazione si è mangiata i salari, lo dice pure l’Inps: in 5 anni gap di oltre 9 punti tra crescita delle retribuzioni e dei prezzi

L’ultima volta che Giorgia Meloni ha provato a negare la realtà sulla mancata crescita dei salari in Italia risale alla conferenza stampa del 9 gennaio. Per Meloni “il tema dell’erosione dei salari è estremamente importante e molto antico, abbiamo assistito ad una progressiva erosione nei decenni” e “sono cresciuti di più sotto questo governo. La crescita è ancora troppo bassa ma lo scenario non è catastrofico”, sono state le sue parole. Ieri l’Inps e la Banca d’Italia l’hanno ancora una volta riportata sulla terra confermando che i salari sono bassi e non hanno recuperato l’inflazione.

L’Inps gela il governo. L’inflazione ha rosicchiato i salari italiani: tra il 2019 e il 2024 un gap di oltre nove punti

L’aumento delle retribuzioni nominali lorde non è riuscito in questi anni a compensare tempestivamente gli aumenti dell’inflazione, in parte per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio di attesa per il rinnovo è di oltre due anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023, ma in parte anche a causa dello spostamento della struttura dell’occupazione (in forte crescita soprattutto dopo la pandemia) verso i settori dei servizi caratterizzati da retribuzioni medie più basse. È quanto emerge dalla “Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, con particolare riferimento alle eterogeneità territoriali settoriali e generazionali” dell’Inps, che analizza l’andamento delle retribuzioni lorde annuali dal 2014 al 2024 nel settore privato e in quello pubblico.

Cresce solo l’occupazione povera

Questo significa, come spiega l’europarlamentare del M5S Gaetano Pedullà, che a crescere è un’occupazione povera, soprattutto nei settori dei servizi maturi come turismo, bar e ristorazione, dove si concentrano bassi salari e scarse tutele: “Un modello che non produce valore aggiunto, non aumenta la produttività e non migliora la qualità del lavoro. Anzi, intrappola le persone in una condizione di povertà nonostante abbiano un impiego”. Pedullà non ha dubbi: “Una risposta concreta esiste ed è sotto gli occhi di tutti: introdurre un salario minimo legale indicizzato. Servirebbe a proteggere le fasce più basse, a recuperare potere d’acquisto e a innescare un effetto positivo anche sugli altri salari”.

I dati impietosi dell’Inps

Le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione. Nel 2024 la retribuzione annuale media per i dipendenti privati era di 24.486 euro mentre quella dei dipendenti pubblici era di 35.350. Se si guarda invece solo alle retribuzioni contrattuali tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti.

Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. Si conferma – si legge nell’Analisi Inps – la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. Ad esempio, nel 2024 la retribuzione media delle donne è di poco sotto i 20 mila euro (19.833 euro), quella degli uomini quasi 28 mila euro, anche se rispetto al 2014 la retribuzione media delle donne è cresciuta di più (+17,5%) di quella degli uomini (+13,5%). Il gender pay gap è solo in parte spiegato dal minor numero di giornate retribuite per le donne (240) rispetto agli uomini (251).

La doccia fredda di Bankitalia

Una doccia fredda per il governo i numeri dell’Inps a cui si aggiungono senza pietà i dati della Banca d’Italia. Per il recupero dei salari reali serve una ripresa della produttività in Italia, ha spiegato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Che ha ricordato la situazione italiana: “Dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi in termini reali, contro una crescita del 21% in Germania e del 14% in Francia”. Il Governatore ha spiegato che “oggi in Italia i prezzi al consumo sono più alti del 20% rispetto al 2019 mentre le retribuzioni, in termini reali, sono calate di 8 punti percentuali”.