L’ira della Russia, il sostegno di Israele, Francia e Germania. Ue avvertita nella notte. Le diverse reazioni all’attacco americano in Siria

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Un danno a “relazioni già a brandelli”. La reazione della Russia all’attacco statunitense in Siria è netta con l’accusa rivolta al presidente Donald Trump di violare le norme di diritto internazionale. Il Cremlino, attraverso il portavoce di Vladimir Putin, non ha comunque parlato di possibili reazioni, probabilmente prima si vuole capire qual è l’orientamento della Casa Bianca: se abbattere il governo di Bashar Assad oppure lanciare solo un avvertimento sull’uso delle armi chimiche.

La grande assente è invece l’Europa: gli ambasciatori sono stati colti di sorpresa dall’intervento militare in Siria, visto che Bruxelle è stata informata soltanto nella notte, tanto che in molti sono rimasti svegli fino all’alba.

L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, è rimasta in contatto con Washington, con le Nazione Unite e con i governi europei per coordinarne le reazioni. Compito non facile quello di allineare le diverse sensibilità europee, con Londra e Parigi finora le capitali pubblicamente più critiche verso Assad.

Molto duro il commento di Francia e Germania: su “Assad pesa l’intera responsabilità”, così scrivono il presidente francese, François Hollande e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, in una nota congiunta. “La Francia e la Germania – prosegue il comunicato dell’Eliseo – proseguiranno gli sforzi con i loro partner nel quadro dell’Onu per sanzionare in modo più appropriato gli atti criminali e l’uso di armi chimiche vietate dai trattati”.

Un sostegno deciso alla scelta di Trump è stato dato dal governo di Israele. Il premier Bibi Netanyahu ha diffuso un comunicato ufficiale: “Sia a parole che nei fatti, il presidente Trump ha mandato un messaggio chiaro e forte che l’uso e la diffusione di armi chimiche non saranno tollerati. Israele – ha aggiunto il premier israeliano – supporta a pieno la decisione del presidente Trump e spera che questa determinazione nei confronti delle terrificanti azioni del regime di Assad risuoni non solo a Damasco ma anche a Teheran, Pyongyang e ovunque”.