L’Isis attacca ancora. Ma ora a colpire sono i jihadisti made in America. Un kamikaze si fa esplodere in Iraq

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Adesso a colpire sono i jihadisti made in America. Uno dei tanti foreign fighter che ha lasciato l’Occidente per unirsi ai “leoni” del Califfato. Secondo un annuncio dato in pompa magna dallo Stato islamico su Twitter, il terrorista si è fatto saltare in aria alla periferia di Samarra, città irachena nella provincia di Salaheddin. Solo due giorni fa l’Isis aveva lanciato un appello ad uccidere i dipendenti e il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, perché la società aveva chiuso migliaia di loro profili. Sarebbero almeno duemila quelli colpiti in sette giorni e tra loro ci sarebbero anche 13 dei 16 profili emanazione diretta dell’efficientissima rete di propaganda. Ieri i jihadisti hanno continuato comunque a comunicare al mondo attraverso la piattaforma di microblogging.

NESSUN CALENDARIO
Gli Stati Uniti hanno intanto frenato sull’attacco a Mosul. Secondo il coordinatore americano della coalizione internazione contro l’Isis, John Allen, non esiste alcun calendario per l’offensiva contro i jihadisti nella città e “dobbiamo resistere alla tentazione di fissare un calendario” per altre operazioni militari, perché l’importante “è essere pronti quando arriva il momento”. A Baghdad erano sorte tensioni dopo che un funzionario americano aveva annunciato per “aprile-maggio” l’avvio delle operazioni a Mosul. Allen ha riferito di aver concordato con il premier iracheno Haider al-Abadi di lanciare l’attacco solo una volta che l’esercito di Baghdad sarà “pronto”.

FORZE FRESCHE
L’Australia ha invece deciso di aumentare il proprio contingente di istruttori delle forze armate irachene. Ai 200 uomini delle forze speciali già presenti si aggiungeranno altri 300 soldati. Il dispiegamento farà parte di una missione congiunta con la Nuova Zelanda, che la settimana scorsa ha annunciato l’invio di 143 istruttori militari. Cacciabombardieri jet dell’aeronautica australiana partecipano già da ottobre alla coalizione guidata dagli Usa che bombarda obiettivi dell’Isis in Iraq.