Lo scandalo Palamara fa vergognare il Pd. E Zingaretti chiama Lotti. Toghe sporche, si muove il Governo. Sistema delle correnti nel mirino

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I veleni tra le toghe sono un cataclisma senza fine per il Csm. E nonostante i recenti interventi con cui il Consiglio superiore della magistratura ha cercato di riabilitarsi agli occhi dei cittadini, talvolta con scelte quantomeno discutibili, sull’intero organo si addensano nubi che fanno presagire tempesta. Del resto l’intervento del vicepresidente David Ermini (nella foto) o le autosospensioni dei quattro consiglieri finiti negli atti dell’inchiesta di Perugia, non hanno disinnescato le polemiche. Anzi lo stesso Esecutivo gialloverde si è ricompattato deciso a rivedere il sistema elettorale del Consiglio come scritto nel contratto di governo.

Proprio qui, nel capitolo dedicato alla Giustizia, si legge: “Il Csm deve operare in maniera quanto più indipendente da influenze politiche di potere interne o esterne”, revisionando il sistema di elezione “sia per quanto attiene i componenti laici che quelli togati” in modo da “rimuovere le attuali logiche spartitorie e correntizie in seno all’organo di autogoverno della magistratura”. Tutto ciò per qualcuno potrebbe suonare come la fine delle correnti che, come emerso dall’inchiesta, stanno dilaniando la magistratura ma così non è. E a chiarirlo è il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, secondo cui “il diritto dei magistrati di associarsi non può essere messo in discussione” pur ammettendo che “l’attuale sistema ha dimostrato di non poter stare in piedi” e andrà sostituito “con uno che possa premiare il merito”.

FAIDA TRA I DEM. Nel frattempo dopo giorni di imbarazzo, il segretario dem Nicola Zingaretti ha rotto il suo assordante silenzio sullo scandalo che sta travolgendo il Csm. Del resto le notizie sugli incontri notturni tra il pm Luca Palamara, indagato per corruzione a Perugia, alcuni consiglieri e i due dem Luca Lotti e Cosimo Ferri sono ormai sulla bocca di tutti. Ma tacere era ormai impossibile soprattutto dopo che, non più tardi di 48 ore fa, la richiesta di prendere posizione era arrivata dall’interno del Pd e per bocca dell’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Un attacco durissimo e frontale che sembrava non aver sortito effetto fino a ieri quando il segretario ha fatto la sua mossa, seppur timida, chiedendo spiegazioni all’ex ministro Lotti alla direzione del partito.

E qui, senza nessuna sorpresa, l’ex braccio destro di Matteo Renzi, si è difeso spiegando di non aver commesso comportamenti illeciti. Tutto risolto? Nient’affatto perché all’interno del partito si è subito scatenata una guerra intestina, combattuta sui social, tra i cosiddetti renziani che sentono una sorta di accerchiamento e i loro antagonisti. Tra i più critici l’ex ministro della Giustizia e attuale vicesegretario e deputato Pd, Andrea Orlando, che ha spiegato come si tratti di una “vicenda sicuramente grave, spia sicuramente di una patologia che va curata intervenendo con decisione”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Bongiorno conflitti d’interesse

Fosse per certi leghisti dovrebbe dimettersi pure Papa Francesco. Quindi che c’è da meravigliarsi se ieri si sono svegliati con la pretesa di cacciare dal governo la sottosegretaria Macina, coriacea esponente dei 5 Stelle passata per le armi senza bisogno di processo per lesa maestà

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