L’onda nera partita dalla Sassonia-Anhalt arriva fino a Bruxelles. Il voto nel piccolo Land orientale non consegna automaticamente all’AfD le chiavi del governo regionale: il cordone degli altri partiti resta in piedi. Ma per le cancellerie europee conta il segnale: un partito di estrema destra che sfonda oltre le attese e trasforma una consultazione locale in allarme continentale. A Berlino la scossa è doppia. Da una parte c’è la fragilità del sistema tedesco. Dall’altra c’è il riflesso europeo: ogni crepa nel pilastro tedesco viene letta a Bruxelles come un rischio sistemico. Il calendario non concede tregua.
L’onda nera bussa alle porte dell’Europa e ora trema pure Bruxelles
Il 20 settembre voteranno Berlino e Meclemburgo-Pomerania: il primo test dirà se l’AfD incide anche in una capitale urbana e simbolica, il secondo misurerà la presa della destra radicale nell’Est. Il timore è che la spinta tedesca non resti tedesca. Domenica 13 settembre toccherà alla Svezia, dove i socialdemocratici restano competitivi ma i Democratici Svedesi condizionano il campo conservatore. A ottobre si voterà in Lettonia e in Bulgaria: appuntamenti diversi, ma sensibili per un’Unione che guarda con apprensione al rapporto fra sicurezza, Russia, instabilità e pulsioni nazionaliste.
Nel 2027 molti big chiamati alle urne
Il 2027 sarà il vero banco di prova. In primavera la Francia sceglierà il successore di Emmanuel Macron, e l’ipotesi di una vittoria del Rassemblement National avrebbe l’effetto di un terremoto sull’asse franco-tedesco. Poi arriveranno Spagna, Polonia, Italia e Grecia. In Spagna il nodo è se Vox diventerà indispensabile per una maggioranza di destra. In Polonia Donald Tusk dovrà difendere il ritorno europeista contro il PiS. In Italia il test sarà diverso: non l’arrivo della destra al governo ma la sua eventuale conferma. Il fantasma che aleggia sui palazzi comunitari è quello di uno o più governi di impronta orbaniana dentro il Consiglio europeo.
La paura corre a Bruxelles
Non un semplice cambio di maggioranza nazionale, ma la possibilità che su dossier decisivi, dalle sanzioni contro Mosca al sostegno all’Ucraina, tornino veti capaci di paralizzare l’Unione. L’Ue ha già imparato quanto possa pesare un solo governo disposto a usare l’unanimità come leva politica. Per questo il voto in Sassonia-Anhalt viene letto come un anticipo, non come un episodio isolato. I sovranisti europei lo celebrano come prova che il vento è cambiato; gli europeisti lo osservano come l’avviso che il 2027 sarà decisivo.
La partita non riguarda più soltanto i confini dei singoli Stati. Riguarda la capacità dell’Unione di restare governabile quando l’onda nera bussa alle sue porte. “Siamo profondamente preoccupati perché in Europa spira un vento di estrema destra”, ha detto il leader M5S, Giuseppe Conte. “E guardate che in Germania ormai ci ritroviamo con una prospettiva di una superpotenza militare, arsenali pieni di armi, e una AfD che rivendica il governo del Paese con la complicità di Meloni che ha contribuito indirettamente a tutto questo sottoscrivendo un piano di riarmo europeo”.