Lotito è pronto alla marcia su Roma. Ci mancava il sindaco nel pallone. Rumors sul presidente della Lazio candidato. Con la Meloni fuori gioco il Centrodestra non va in gol

di Giuseppe Vatinno
Politica Roma

Finora se ne è parlato sottotraccia, qualche sussurro, nessun grido, ma la tentazione per il presidente della Lazio di candidarsi a fare il sindaco di Roma c’è, anche perché la politica gli piace e nel 2018 si è candidato al Senato con Forza Italia nel collegio Caserta – Avellino-Benevento, ma Claudio Lotito fece male i conti rispetto all’elezione di Sandra Mastella nell’uninominale e finì che per la classica manciata di voti non fu eletto. E pensare che l’ex Cavaliere lo aveva benedetto: “Lotito? Sempre vicino alla Lazio. Mi aspetto tanto da lui in politica”.

PROVACI ANCORA CLAUDIO. Quella volta lui ebbe parole al vetriolo per i vertici del partito degli azzurri, visto che aveva vagliato anche una candidatura in quota Lega, grazie agli ottimi rapporti con Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, in un seggio sicuro in Lombardia. Quindi, l’ipotesi Lotito come candidato a Sindaco di Roma per il centro-destra è una ipotesi plausibile e che ha una sua solidità anche se difficilmente metterebbe in pericolo la Raggi, qualora fosse ricandidata. Oltre la compensazione per lo smacco subito nel 2018, Lotito è molto popolare a Roma per via del suo ruolo calcistico e poi è da sempre un uomo vicino alla destra.

Nel contempo Giorgia Meloni è molto cresciuta da quando sfidò, perdendo, Virginia Raggi alle scorse comunali e il ruolo di sindaco le andrebbe indubbiamente stretto. Ma Lotito è anche una persona molto divisiva, che è ben noto per le sue posizioni estremiste in qualsiasi argomento, dal calcio alla gastronomia alla politica. Posizioni che lo caratterizzano negativamente e che producono materiale in gran quantità per chi lo vuole prendere in giro compresa la “fissa” un po’ provincialotta per le citazioni in latino. Si veda ad esempio le esilaranti imitazioni che ne ha fatto il comico Max Giusti, proprio in relazione alla candidatura andata male, forzando la mano sulla forte pronuncia romanesca che lo caratterizza e per il gusto delle battute megalomiche come questa perla giustamente divenuta famosa tra i suoi numerosi esegeti: “Nel calcio mi ispiro al grande Manzoni. L’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. Mi piace anche il Pascoli: anzi in questo periodo mi sento un po’ come il suo fanciullino”.

Lotito, dicevamo, non unisce ma divide ed è l’esatto contrario del politico: attacca quando deve difendersi e si difende quando deve attaccare, è istintivo ed è dominato da passioni primordiali, tra cui la simpatia e, soprattutto, l’antipatia. Un uomo portato a misurare la realtà unicamente a Sua immagine, un tolemaico in tempi di copernicanesimo, un accentratore. Un altro esempio? Questa dichiarazione dottamente inquietante: “Ho una visione della Repubblica di Platone dove tutti quelli che potevano dare un contribuito si dovevano mettere a disposizione della comunità”. E tutto questo quando ora serve una persona che aumenti la coesione sociale e non divida.

Per Roma serve un sindaco che si interessi dei problemi di tutti e come potrebbe farlo chi gestisce una squadra di calcio? Come potrebbe essere sereno e costruttivo un personaggio abituato da sempre alla polemica continua, logorante, spesso feroce e nel classificare il mondo in amici (pochi) e nemici (tanti)? No grazie, Roma ha bisogno di ben altro. Lotito non è la persona adatta per fare il primo cittadino ed è bene cominciare a parlarne da subito, prima che sia troppo tardi e sull’onda di una emotività perniciosa questa ipotesi pericolosa prenda corpo e si faccia sostanza tramutandosi in concretezza.