Luce fu sulle mazzette dell’Enel di Brindisi. Arrestati 5 funzionari: avrebbero intascato mazzette per 230mila euro

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Per i cinque dirigenti dell’Enel arrestati a Brindisi vale il solito motto: “una mazzetta è per sempre”. Specie, ovviamente, quando si parla di appalti. Più precisamente chiedevano il 5% sull’importo degli appalti in cambio delle dritte giuste sui valori da indicare nelle offerte per vincere le gare. E poi attestavano falsi stati di avanzamento lavori e ne liquidavano altri mai eseguiti o non finiti, tra cui anche un muro di contenimento contro il pericolo di esondazioni. Questo è quanto ha ricostruito la Procura di Brindisi che ha ottenuto l’arresto per cinque tra funzionari e dipendenti Enel della centrale di Brindisi. In carcere è finito Carlo De Punzio, responsabile delle relazioni esterne del sito pugliese, mentre sono ai domiciliari quattro dipendenti, tra cui anche Vito Gloria, che più volte in passato è stato anche consigliere comunale nel capoluogo pugliese tra i banchi prima dei Ds e poi di Sel.

L’inchiesta – Secondo quanto accertato dai pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio, i cinque, tutti accusati di corruzione, avrebbero favorito almeno una ditta “amica”, ma l’indagine non è chiusa e gli uomini della Guardia di Finanza stanno vagliando altri esiti di gara sospetti. E in cambio avrebbero ricevuto non solo soldi, ma anche telefoni, arredi e alcuni lavori di ristrutturazione in una delle loro case. Tutto sembrava filare liscio per l’allegra combriccola finché però un imprenditore leccese, Giuseppe Luigi Palma, a sua volta indagato, ha raccontato di essere stato costretto a versare mazzette appunto del 5% per ogni lavoro. Le sue parole sono “verificate, particolareggiate, analitiche, quindi completamente attendibili”, ha detto il procuratore capo di Brindisi Marco Dinapoli. Ma c’è di più. Come ricostruito anche dalle cronache locali, Palma, per riuscire a presentare offerte vantaggiose, sarebbe stato costretto ad utilizzare materiale scadente nella realizzazione delle opere e a gonfiare le fatture.

Pagare, pagare, pagare – C’è da dire, tuttavia, che l’atteggiamento dell’Enel, per quanto riferito dai procuratori, è stato collaborativo, tanto che uno dei fermati, il project manager delle gare d’appalto Domenico Iaboni, è stato licenziato autonomamente da Enel pochi mesi fa dopo l’avvio di verifiche interne da parte della società elettrica. “Abbiamo avuto la sensazione che si trattasse di un sistema. L’imprenditore non ha preso l’iniziativa di pagare le tangenti, è stato avvicinato – ha spiegato poi Dinapoli – Sono quindi necessari approfondimenti su altre ditte e funzionari, poiché è logico pensare che ci siano altre persone che hanno partecipato a questo sistema”. Ma non è tutto. Per i cinque dipendenti di Enel, infatti, il gip del tribunale di Brindisi Stefania De Angelis, oltre alle misure cautelari, ha disposto anche il sequestro preventivo di 230mila euro che rappresenterebbero l’equivalente delle presunte mazzette intascate nel corso dei mesi.