M5S senza bussola. I social network da soli non bastano. La voce degli attivisti balcanizzata. E l’ostilità dei media costa cara

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Erano i leader della comunicazione sui social network, riferimenti anti-sistema anche in questo, visto che la stampa tradizionale non li amava e su questo era perfettamente ricambiata. Poi questo primato è caduto. Da quando i pentastellati sono diventati “forza di Governo” hanno cominciato a perdere passo, forza, e anche sulla comunicazione lucidità. Non tanto sulle cose dette, quanto su come le si diceva. Ed è arrivato presto il sorpasso da un lato dalle forze politiche “tradizionali”, sempre presenti in Tv; e dall’altro da Matteo Salvini che ha fagocitato la comunicazione social. È l’effetto di un modello autogstito da tanti militanti, attraverso blog e gruppi Facebook locali, mentre a livello dei parlamentari la battaglia è stata sin dal primo giorno impossibile. I maggiori programmi sulle grandi reti nazionali sono apertamente ostili al Movimento, con i conduttori di maggiore successo sempre pronti a mettere in difficoltà il malcapitato M5S di turno. E anche ora col reggente pro-tempore Vito Crimi, la situazione non è cambiata. Tra comunicazione balcanizzata e ostilità dei media tradizionali far capire cos’ha fatto e sta facendo il Movimento è una partita persa in partenza.

PERENNI FAKE NEWS. Il risultato è che oggi il Movimento è spaesato, senza uno spazio suo da gestire e in cui riconoscersi e, soprattutto, far riconoscere i suoi elettori. Ed è inevitabile che se questo accade, nonostante taglio ai vitalizi, reddito di cittadinanza, taglio al numero dei parlamentari e così via, la responsabilità è da attribuire a chi ha gestito le cose finora e a chi ha curato la comunicazione. I messaggi non sono arrivati e, quando sono arrivati, sono stati surclassati da altri, più imperiosi. L’immagine attuale è quella di un Movimento non più “anti-sistema” (basta chiedere in giro, per le strade, per quelle piazze che una volta erano la forza dei pentastellati…) ma piegato alla Real Politik. Un esempio su tutti: tanta discussione c’è stata sui parlamentari che non hanno restituito parte dello stipendio. Dovevano fioccare espulsioni e sanzioni. E alla fine? Alla fine nulla. Con la conseguenza che il messaggio ultimo che arriva all’elettorato è che, dopo tutto, “anche loro chiudono un occhio con i loro”.

L’UNICO ANTIDOTO. Ed è questo, proprio il “così fan tutti”, che è veleno per il Movimento. I 5 stelle si sono strutturati e sono cresciuti come “diversi dagli altri”. Nel momento in cui si i pentastellati vengono avvertiti come forza politica speculare a chi c’era prima, c’è adesso e ci sarà domani, è l’avvento di quella fine della rivoluzione, fortemente voluta da Gianroberto Casaleggio. L’unica alternativa è tornare ad essere “anti-sistema”. Altrimenti continueranno a piombare sonore sconfitte elettorali, finché nessuno crederà più al paventato cambiamento. A quel Movimento che prometteva di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, che denunciava, primo tra tutti, scandali e ruberie. Quello che faceva della trasparenza il suo vessillo. Quello che “uno vale uno”, nel bene o nel male. Quello che dava lezioni dall’alto alle altre forze politiche in fatto di comunicazione specie sui nuovi media. Tutte cose in molta parte realizzate, ma di cui molti non si sono accorti, quando addirittura non si è sparsa la convinzione di una trasformazioni dei portavoce in poltronisti. Mesi di racconto costante, su tutte le tv e i giornali, hanno avuto questo effetto, e i pochi casi in cui si è raccontata la verità sono stati marginalizzati, persino in rai, dove nell’immaginario collettivo a comandare sono proprio i 5S.

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di Gaetano Pedullà

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