Gli scioperi che dilagano; la guerra intestina tra volti della rete; programmi dati a collaboratori esterni che attaccano regolarmente altri programmi, trabocchetti in diretta… Una Rai così non si era mai vista. Un caos – ma il termine è assai riduttivo – dovuto alle guerre intestine, manovre di potere, mire alla direzione dei Tg, e a una dirigenza (per l’assenza ab origine di un presidente “di garanzia” e una Vigilanza di fatto paralizzata) molto attenta alla linea di Palazzo Chigi e molto distratta sulle vicende interne, se non strettamente legate alla politica.
Una cosa però è sempre più evidente: lasciar correre quando il bersaglio è Sigfrido Ranucci e Report, troppo scomodi, non allineati e, soprattutto, non funzionali alla narrazione governativa. Un compito facilitato anche dalla campagna stampa scatenata da settimane contro il conduttore dalle testate del gruppo Angelucci, in particolare da Il Giornale, diretto da Tommaso Cerno.
Una serie di bordate continua , un fuoco di fila da parte di un collaboratore della Rai (Cerno è ospite fisso – con autore – di Domenica In) contro un interno (Ranucci). Oltretutto da parte di un esterno che sarebbe in procinto di cobdurre una striscia quotidiana su Rai 2, come svelato da La Notizia…
Il doppio attacco a Ranucci di Giletti e Sottile
Intanto va in scena il regolamento pubblico di conti tra conduttori. Andato in scena questa settimana in due trasmissione Rai, nell’arco di 24 ore. Lunedì, infatti, era stato Massimo Giletti a sollevare la questione delle chat tra Ranucci e Maria Grazia Boccia in prima serata, senza contraddittorio, e ad attaccare frontalmente Ranucci sulla questione delle “lobby gay”.
Sottile e la sponda a Gasparri
La sera successiva è toccato a “Far West” di Salvo Sottile che ha offerto un assist per attaccare Ranucci al suo più acerrimo avversario, Maurizio Gasparri (sempre senza contraddittorio). Per chi si fosse perso la puntata, il momento “caldo” è stato quando Sottile ha domandato a Gasparri (che stava per andarsene) dell’inchiesta di Report che aveva svelato i rapporti tra il’ex agente del Mossad Arik Ben Haim e l’azienda che è stata per un periodo presieduta proprio da Gasparri.
Da lì in poi, il conduttore ha lasciato mano libera a Gasparri, salvo poi bloccare l’intervento dell’altro ospite, il con-direttore del Fatto Peter Gomez, che tentava di intervenire, sostenendo che il tempo era finito.
Tuttavia, da quanto ha appreso a La Notizia, tutto il “siparietto” (con le accuse di Gasparri a Ranucci, senza possibilità di replica) sembra tutt’altro che casuale. Tanto da risultare persino nel copione della puntata, scritto ore prima della diretta. “Senatore, ora so che ci deve lasciare, ma prima di salutarla voglio chiederle conto di quello che si è detto nella scorsa puntata di Report…”, si legge infatti nel copione visionato da La Notizia.
Ieri invece è arrivata la segnalazione all’Agcom della vice presidente in commissione Vigilanza Rai, Augusta Montaruli (Fdi), contro il servizio di Report dell’8 febbraio scorso sul referendum costituzionale. Per la meloniana “è stato un esempio lampante di informazione faziosa e orientata”. Stessa segnalazione è stata presentata, sempr eall’Agcom, da Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale ‘Si’ Riforma’.
I vertici di TeleMeloni pensano alle poltrone
Insomma, un attacco a senso unico, tollerato dai vertici di TeleMeloni che appaiono invece molto più concentrati sul prossimo valzer di poltrone. Dando tutti ormai per terminata l’esperienza (chiamiamola così) di Paolo Petrecca a RaiSport e prossimo il passaggio del direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, al fianco di Giorgia Meloni, nei corridoi viale Mazzini è già partito il domino delle scrivanie.
A RaiSport, secondo indiscrezioni, potrebbe approdare Marco Lollobrigida, mentre Cerno, Mario Sechi e Nicola Rao sarebbero in lizza per il Tg1 (tutti meloniani di ferro). Ma su quella sedia anche Matteo Salvini vorrebbe mettere le mani, il che rende la partita tutt’altro che chiusa.
Anche la meloniana Boccia potrebbe avere la sua direzione
Altra voce che circola insistentemente è lo spostamento di Maria Incoronata Boccia (da capa ufficio stampa Rai, aveva sparato ad alzo zero contro il modo in cui il servizio pubblico aveva raccontato la tragedia di Gaza) alla guida della Tgr (dove oggi c’è Rao). Il tutto con la prospettiva che a maggio scadranno le nomine di Tg2, RaiNews e Rai Parlamento. Insomma, un’infinità di carne al fuoco (e di poltrone da occupare) di cui occuparsi…