Malagò infila la tripletta al Coni. Il rivoluzionario si è fatto sistema. Voleva cambiare lo sport, ma non ha cambiato niente

Coni Malagò
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Giovanni Malagò è stato rieletto ieri alla presidenza del Coni riunitosi eccezionalmente per l’occasione al Tennis Club Milano Alberto Bonacossa. Una vittoria netta la sua, 55 voti contro i soli 13 del secondo classificato, Renato Di Rocco ex presidente del Ciclismo, mentre Antonella Belluti si è fermata ad una sola preferenza. Un tris che prolunga la sui permanenza al vertice del Comitato olimpico nazionale, che guida ininterrottamente dal 2013.

CHI FA DA SE’ FA PER TRE. “Sarà il mio terzo mandato – ha assicurato Malagò commentando la rielezione -, l’ultimo. Non mi risparmierò, cercherò di fare il possibile e qualcosa di più anche per le tredici persone che hanno votato Renato e per quella che ha votato Antonella. Darò l’impossibile per essere credibile in questo momento di tempesta. Ringrazio i miei avversari, che mi hanno spinto a essere ancora più credibile”. Sorriso a 32 denti e allegria sfolgorante che sprizzava da tutti i pori per questo inossidabile 62enne che, chiamato più di 8 anni fa alla guida dello sport italiano per un pontificato che doveva essere breve, non se ne è più andato, come succede anche ai Papi.

“Romano de Roma” sembra uscito da una sceneggiatura di Ennio Flaiano per il generone romano. Figlio di Vincenzo, che è stato per molti anni vicepresidente della AS Roma. Laurea in Economia e commercio, Malagò inizia a lavorare nel settore delle auto di lusso, Ferrari, BMW, Maserati e così si apre un salone in una zona prestigiosa di Roma, per la precisione Roma Nord, zona Porta Pinciana a ridosso di villa Borghese. Lì conosce la famiglia Agnelli e soprattutto Luca Cordero di Montezemolo con cui si mette in società. Lo troviamo prezzemolato in diverse associazioni e giurie di premi, tra cui il David di Donatello. Sposa Lucrezia Lante della Rovere dalla quale si separerà come dalla prima moglie. Nel 2013 il colpaccio con l’elezione alla Presidenza del Coni. Batte Raffaele Pagnozzi consigliere inamovibile dal 1993 appoggiato dal presidente uscente Gianni Petrucci.

GATTOPARDO ALLA ROMANA. Doveva cambiare tutto, ma non ha cambiato niente. Da allora ci ha preso gusto ed è stato rieletto per un totale di tre volte ed è quindi ora al suo terzo ed ultimo mandato. Ora guiderà lo sport italiano fino al 2025 e pensare che il terzo mandato è una deroga al regolamento che fece l’ex ministro dello Sport allora renziano, Luca Lotti (leggi l’articolo). Inutilmente si opposero in seguito Vincenzo Spadafora e Giancarlo Giorgetti: Malagò rimase tetragono appiccicato alla poltrona con il vinavil. I due per provarci ci hanno provato, ma si sono accorti appunto che i suoi amici erano non solo tanti, ma anche trasversali nel mondo della politica.

Il più ficcante era stato Giorgetti che aveva prodotto una riforma per togliere potere al Coni, agendo sulla cassa, ma il presidente con un continuo lavorìo si è praticamente ripreso tutto. Spadafora aveva cercato di ripristinare il tetto dei due mandati, ma anche non ce l’ha fatta. Malagò è l’esempio provato di un genere che l’Italia non riesce proprio a scrollarsi di dosso: uno che si autoperpetua facendosi pure cambiare il regolamento manco fosse un Orban o un Erdogan qualsiasi. È amico di tutti – lo fu molto di Matteo Renzi che lo ricompensò con la deroga al secondo mandato – e a tutti dà la mano. Solo Alessandro Di Battista, che lo incontrò casualmente in aeroporto, la mano non gliela diede e il presidente del Coni rimase con il gesto sospeso a mezz’aria. Come in un film di Fantozzi. Ma dal finale molto più dolce. Ovviamente solo per lui.