Marino apre ai 5 stelle, ma trova chiuso pure lui

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di Angelo Perfetti

Pur se in calo, è sempre il Movimento 5 Stelle la forza politica da recuperare per garantirsi la vittoria. Lo sa bene Marino, che non dorme sugli allori degli oltre dieci punti di percentuale con i quali ha staccato Alemanno. E così, incurante degli strali che il leader Grillo ha lanciato all’indirizzo sia del Pdl sia del pd, prova a dialogare. E lo fa, ovviamente, anche con la soprpresa Marchini, che però in molti danno più vicino al candidato del Pdl: “I temi del Movimento 5 Stelle sono assolutamente condivisi, da Marchini c’è stata un’attenzione in campagna elettorale su alcuni aspetti che devono essere al centro del nostro lavoro”, ha detto Marino. “Ora serve doppio impegno. L’obiettivo è chiaro: liberare Roma. Dobbiamo convincere tutte le persone che non sono andate a votare, e anche coloro che lo hanno fatto a tornare alle urne il 9 e il 10 giugno. Per liberare Roma tutti dobbiamo andare a votare. In questi giorni continueremo a illustrare i nostri progetti”. Frongia, 40 anni, battuto da De Vito alle primarie online dei grillini, non si sbilancia sulla posizione che prenderà il Movimento romano rispetto al ballottaggio. ‘’Nei prossimi giorni ci vedremo per analizzare il voto e decidere cosa fare – dice -. Abbiamo perso, ma non è stato un tracollo. Dare un appoggio pubblico a Marino o Alemanno è praticamente impossibile, abbiamo sempre detto ‘niente alleanze con nessuno’.
Nel centrodestra si cercano le cause della debacle. Prima tra tutte l’errata valutazione del copro elettorale, sia in termini di voti espressi ma sia in termini più squisitamente numerici. E non è la prima volta che i vertici del pdl romano sbagliano clamorosamente i calcoli.

Il teatrino del confronto tv
Alemanno vuole provare la rimonta sfruttando il confronto diretto in tv, dal quale però Marino si sottrae, né più né meno come ha fatto poche settimane fa il neo presidente della regione Zingaretti che, conscio del vantaggio che i sondaggi gli accreditavano, ha accuratamente evitato di regalare visibilità all’avversario. “Al momento ci sono una decina di richieste – ha detto Alemanno – ma Marino continua a scappare e mi auguro che sia solo un momento di assestamento perché sarebbe pazzesco fare un ballottaggio senza mai guardarsi in faccia. Fino a ora si è sottratto e mi auguro non continui su questa strada: se gioca in melina difendendo solo il tesoretto di voti che ha ottenuto fa un pessimo servizio alla
città che va coinvolta e galvanizzata. Se continua a fuggire dal confronto da’ messaggi di demotivazione alla citta’. E’ scorretto non tanto nei miei confronti ma nei confronti degli elettori’’.

L’analisi del voto
Marino è soddisfatto. Ha ottenuto un risultato, a differenza di altre piazze italiane, senza il traino della componente renziana, che a Roma non è forte come altrove, tanto che alle primarie la corrente con Paolo Gentiloni ha perso. Se il Pd, pur confermandosi primo partito a Roma, e’ in flessione rispetto alle scorse Politiche (oggi e’ al 26,26, a febbraio al 28,67), a crescere e’ infatti Sel. I vendoliani passano infatti dal 4,72 al 6,25, sfiorando il 10 per cento nelle loro roccaforti. Sel, dunque, a Roma cresce. E lo fa piu’ o meno ovunque: dal centro storico e dalle zone borghesi come Salario Parioli, dove si attesta sui 7,7% fino alla Garbatella, popolare zona rossa, dove sfiora il 9,5%. Sale nel gradimento anche il Pdl: il 19,21 con cui ha chiuso il primo turno è in saldo positivo rispetto a febbraio, quando ottenne il 18,72. Quello che colpisce nello schieramento di centrodestra e’ pero’ l’exploit di FdI. Il movimento di Giorgia Meloni, radicatissimo su Roma, e’ passato da un deludente 2,66 per cento a un galvanizzante 5,93, ben più del doppio. Alemanno ha sofferto inoltre del voto disgiunto, a favore di Marchini.

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