Massacrati pure se cambiano idea. Con i 5 Stelle il garantismo non vale. Dalle accuse di giustizialismo a quelle di abiura tardiva. Le scuse di Di Maio a Uggetti non fermano gli attacchi

LUIGI DI MAIO
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In effetti era prevedibile che la lettera di scuse del ministro degli Esteri ed ex capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, alimentasse un dibattito all’interno e all’esterno del Movimento, ma non era scontato che producesse effetti politici così rilevanti. Il caso del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, prima condannato e poi assolto per il reato di turbativa d’asta, sarà ricordato come un discrimine nella storia del Movimento; un discrimine tra una visione giustizialista ed una più garantista.

La vicepresidente del Senato, Paola Taverna, era stata la più caustica con un “Din don! Comunicazione di servizio l’arrestato Pd di oggi è il sindaco di Lodi” ed anche lei ora concorda con Di Maio che aveva scritto: “Con gli occhi di oggi ho guardato con molta attenzione ai fatti di cinque anni fa. L’arresto era senz’altro un fatto grave in sé, che allora portò tutte le forze politiche a dare battaglia contro l’ex sindaco, ma le modalità con cui lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli”.

Occorre ricordare che un prodromo di cambio di atteggiamento c’era già stato, ma aveva avuto risonanza minore riguardando una vicenda locale e cioè le scuse della sindaca Virginia Raggi nei confronti dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. In quell’occasione la prima cittadina di Roma arrivò a farsi riprendere con delle arance “giustizialiste”. Poi anche Marino venne assolto. Dentro il Movimento c’è comunque dibattito perché la legalità è uno dei valori fondanti del Movimento stesso e dopo aver accettato un banchiere come premier, abbracciato l’Europa e il Pd c’è una fisiologica resistenza nella base ad accettare il cambiamento.

L’ex premier Giuseppe Conte – e leader M5S in pectore – ha invece accolto positivamente l’intervista di Di Maio, ma anche in questo caso non sono mancati i commenti di chi vedeva in ciò l’ennesima partita a scacchi all’interno del Movimento per la sua guida. Se c’è chi accetta positivamente la svolta garantista come il segretario del Pd Enrico Letta, c’è tutta una destra che ha fatto suo il concetto di garantismo a corrente alternata o garantismo ad orologeria e cioè giustizialismo con i nemici e garantismo con gli amici, tanto per semplificare.

Basta a tal proposito leggere i quotidiani di destra a cui non va mai bene niente neanche le scuse che vengono etichettate come di comodo e tattiche se non apertamente democristiane. Quindi le scuse vanno bene, ma ora sarebbero “scuse di coccodrillo”, strumentali e furbette perché in fondo in fondo i Cinque Stelle sono sempre gli stessi – argomentano a destra e in zona Berlusconi – e non c’è comunque da fidarsi. “Garantismo di maniera” è l’accusa più pacata.

Ma insomma, in questa Italia schizofrenica cosa deve fare un Cinque Stelle? Se è per una visione drastica della legge allora è un giustizialista, se invece arriva a scrivere lettere di scuse è un garantista di maniera. È del tutto evidente che non c’è più un’analisi critica dei fatti e una discussione onesta intellettualmente. Diversamente i garantisti a giorni alterni, della politica e della carta stampata, avrebbero speso almeno una parola di solidarietà verso la Raggi.

Già sotto scorta per le minacce subite dai Casamonica – che contro di lei ordivano un attentato – e adesso bersaglio di quelle Social di un esponente di CasaPound (leggi il post). Per non parlare della freddezza con cui hanno accolto l’assoluzione definitiva della sindaca attaccata a reti e giornali unificati quando era indagata e poi imputata per il caso Marra. Più che garantisti di maniera, garantisti solo quando conviene.

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