Tra Mattarella bis e Draghi. Pure i 5 Stelle in ordine sparso. Tutti i pentastellati condividono la paura delle urne. E intanto il leader Conte vede Salvini

M5S Conte
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La preoccupazione rimane sempre la stessa: come tenere in piedi, qualora l’attuale premier traslocasse da Palazzo Chigi al Colle, la legislatura per assicurare la continuità di Governo. È quello di cui si è parlato nella cabina di regia M5S di mercoledì (leggi l’articolo). È la preoccupazione, infine, emersa nella riunione ad alta tensione dei deputati M5S di ieri sera.

I parlamentari pentastellati sono spaventati (e non sono i soli) dall’idea che il Paese precipiti verso elezioni anticipate. Anche se questo non vuol dire porre veti su Mario Draghi. Non per tutti almeno. E così se il capogruppo alla Camera M5S, Davide Crippa, come i senatori, rilancia la carta del Mattarella bis un gruppo di deputati del Movimento tifa apertamente per Draghi. Tra Pnrr, pandemia e caro-energia non è aria di cambiare la guida del Governo (leggi l’articolo): “Il percorso – ha insistito Crippa – è molto delicato, il profilo di un nuovo ‘macchinista’ sarebbe complicato da individuare”.

Replica Stefano Buffagni: “Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che quello di Draghi non possiamo non considerarlo un profilo di altissimo livello: può essere una garanzia importante per il Paese”. E se Sergio Battelli non vuole veti su Draghi, Gianluca Vacca dice che “tra i profili usciti in questi giorni la carta Draghi è probabilmente quella migliore che l’Italia ha”. Anche un big come Michele Gubitosa nel pomeriggio aveva frenato sul bis di Mattarella: “Sarebbe una sgrammaticatura istituzionale tirarlo per la giacca”.

Sebbene il vicepresidente M5S dopo aver lodato la caratura di Draghi per ambire al Colle, avesse ripetuto i timori del Movimento: mandare il premier al Quirinale “significherebbe la fine di questo governo”. Contrario a Draghi, invece, ma per ragioni diverse, anche l’ex M5S Alessandro Di Battista che proprio non si capacita del fatto che il Movimento possa solo ragionare su questa ipotesi: “Questa è una cosa per me incredibilmente inaccettabile e autolesionista. Come si fa a sacrificare pezzi di identità a fronte del mantenimento di qualche poltrona?”.

OBIETTIVO 2023. Ad ogni modo anche se il nome dell’ex numero uno della Bce resta tra i più accreditati la questione da risolvere rimane sempre la stessa: il patto di fine legislatura per poter proseguire fino al 2023. È il ritornello che ripetono in coro tutti i leader della maggioranza. Ieri il numero uno del M5S, Giuseppe Conte, ha visto il leader della Lega, Matteo Salvini. Un incontro che rappresenta la naturale conseguenza del vertice che si è tenuto mercoledì tra i leader dell’ex fronte giallorosso in cui si è convenuto che occorre un presidente della Repubblica espressione di una maggioranza più ampia possibile.

Il segretario del Pd, Enrico Letta, lo ha ribadito: “Di fronte all’assalto al Colle del centrodestra abbiamo dovuto trovare un equilibrio fra respingere l’assalto e tenere un canale di comunicazione, per un nome condiviso e non di parte, quindi non un nome di centrodestra. Dobbiamo trovare un accordo su un nome super partes”. E fonti del Nazareno poi chiariscono con una certa durezza: “Non voteremo un candidato di centrodestra. Voteremo un presidente super partes, come i numeri di questo Parlamento senza maggioranza impongono”.

Ed è quanto ha confermato anche Conte dopo aver visto il leader leghista: “Con Salvini si è parlato di Draghi? Non si parla di nomi, ma di schemi politici. Abbiamo bisogno di un presidente autorevole, che sia rappresentativo di un ampio schieramento delle forze politiche presenti in Parlamento, un presidente super partes”.

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