Medio Oriente in fiamme. Damasco avvisa l’Europa: il gas sarà per voi. A rischio il contingente italiano in Libano. Dal 2006 opera nei territori controllati dagli uomini di Hezbollah movimento pro Assad

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da Beirut
Alessandra Mulas
e Yulia Shesternikova

Secondo le fonti ufficiali la commissione d’esperti dell’Onu non ha trovato prove che le truppe governative abbiano usato armi chimiche. Il membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria, Carla Del Ponte ha affermato “è evidente che il sarin, un gas nervino paralizzante, è stato usato dai guerriglieri dell’opposizione”. Nello stesso tempo Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, ha dichiarato che gli esperti delle Nazioni unite hanno bisogno di tempo per stilare il loro rapporto. La situazione intanto in Medio Oriente si fa sempre più tesa, specie dopo che ieri il governo di Damasco ha messo in guardia l’Europa sull’eventualità che i ribelli usino le armi chimiche nel Vecchio continente, anche se a rischio appaiono ora i soldati italiani del contingente Unifil in Libano.

Il nostro contingente
Per il momento la situazione al sud del Paese dei Cedri è stabile come si evince anche dalle dichiarazioni del Generale Paolo Serra, attuale Force Commander di Unifil. Racconta che è determinante il ruolo di Unifil all’interno del contesto libanese e, a livello politico, il riconoscimento di imparzialità sul terreno da parte sia del Libano che di Israele. Poi chiarisce e contestualizza l’importanza della missione, senza la quale il progetto di pace si sarebbe certamente interrotto da tempo. La risoluzione Onu 1701 si può riassumere in tre pilastri: monitoraggio del cessate il fuoco; supporto all’esercito libanese affinché un giorno possa autonomamente gestire la sicurezza del sud; assistenza alla popolazione. In questa regione del sud l’incidenza della comunità sciita raggiunge il 90%, ciò determina una forte presenza dei partiti religiosi; Hezbollah fa parte del tessuto sociale della popolazione che continua ad avere aspettative da parte loro. Dal 2006 la situazione è cambiata non c’è più, almeno esteriormente, una presenza di Hezbollah intesa come uomini in uniforme, non c’è personale armato e non ci sono checkpoint ma solo Unifil e le forze armate locali che controllano il territorio. Sempre dal 2006 le Laf (Lebanese armed forces) hanno oltrepassato il fiume Litani e stanno producendo uno sforzo importante e decisivo che, attraverso il processo di strategic dialogue, le porterà ad un livello totale di autonomia, grazie al supporto Onu, e in futuro potranno stare su un piano paritetico per poter discutere di pace. La loro collaborazione si concretizza anche nella capacità di favorire il dialogo tra i due paesi, che di fatto non hanno relazioni diplomatiche. Periodicamente ha luogo un incontro tripartito, Unifil, Libano e Israele a Ras Naqoura. Loro non si parlano, si rivolgono all’Unifil che trasmette il messaggio alla controparte. Oggi la presenza Onu rappresenta una forza di deterrenza, sviluppata attraverso attività di controllo e di contatto con le parti. Il contatto con gli uomini delle istituzioni locali è quotidiano, ci si occupa anche delle infrastrutture e delle esigenze dei piccoli comuni sparsi sul territorio: dalle strade al computer per la scuola, cose che però permettono ad un popolo di riappropriarsi di una vita normale e di un futuro. Lungo le strade ci sono i cartelli di ringraziamento al contingente; Unifil rappresenta l’elemento fondamentale per il mantenimento di un equilibrio precario che potrebbe saltare da un momento all’altro. “Entrambi i paesi si fidano di noi”, racconta Serra “e noi interveniamo come forza di interposizione.” Se Unifil lasciasse il campo qui al sud, il rischio di degenerazione sarebbe molto elevato, vista la probabile riapertura delle ostilità; non c’è ancora la consapevolezza di quanto sia importante mantenere la pace. Per le strade la presenza dei caschi blu è sentita e gradita, come ci ha raccontato il Generale: popolazione e Unifil ormai vivono in simbiosi.

Il ruolo umanitario
Ci sono anche interventi nelle scuole: educazione, informazione ai bambini sui territori ancora non bonificati dalle mine, uso dei laboratori della Green Hill, l’area tecnica del campo messa a disposizione degli istituti tecnici per fare pratica. Il comandante parla anche del problema dei rifugiati; sono un grosso problema, anzi loro sono la conseguenza di un problema. Dall’inizio della guerra in Siria si contano in tutto il Libano 600mila nuovi profughi registrati e altrettanti in attesa di registrazione. Quindi su una popolazione di 4 milioni di abitanti avere più di un milione di rifugiati e profughi è davvero molto impegnativo: è come se in Italia ne contassimo 20 milioni. Presto arriverà l’inverno è il problema sarà ancora più sentito, la comunità internazionale in questo settore deve mettere non solo la faccia ma anche le risorse. Anche se la guerra finisse oggi ci vorrebbero anni per poter vedere il rientro a casa di tutti gli esuli. Queste sono tematiche che hanno bisogno di molta attenzione perché provocano problemi a tutti i livelli sociali, economici e di sicurezza. Il nostro personale opera con attenzione dimostrandosi deciso all’occorrenza, ma soprattutto vicino e attento alle esigenze della popolazione ha sottolineato il Generale Serra. Il Libano ha ancora molto da raccontare e un’attenta osservazione ha mostrato che si può essere presenti senza essere invasivi e pare che noi italiani all’estero sappiamo davvero dare e portare il meglio di noi. Anche se ora rischiamo molto