Meglio tardi che mai. Napolitano rinnega Monti

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Napolitano l’ha chiamata ”agitazione distruttiva”. E’ quella che secondo lui si è sollevata contro l’euro e l’Unione europea. Vale poco o nulla il fatto che mezza Europa sia sull’orlo del fallimento, che le casse degli Stati (in particolare quelle italiane) siano rimpinguate da quel ceto medio che a forza di mettere mano al portafoglio è ormai sparito, aumentando il divario tra i ricchi e i poveri; contano poco anche tutte le analisi che raccontano di imprese che chiudono, disoccupazione record. Meglio pensare positivo, magari sulla scia di quanto ha dichiarato Letta, e cioè che siamo fuori dalla crisi. Non per difenderlo, ma l’avesse fatto Berlusconi avrebbero chiesto l’internamento coatto. Ma tant’è.

E così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo al Parlamento europeo a Strasburgo, si è scagliato contro le forze antieuropee ed euroscettiche che si stanno rafforzando in tutta la Ue. ”Si’ – ha continuato Napolitano – puramente distruttiva, anche se in nome di un’immaginaria ‘altra Europa’ da far nascere sulle rovine di quella che abbiamo conosciuto”. “Manca oggi la ‘vista lunga’ a troppi leader europei, per insufficiente consapevolezza del declino che minaccia l’Europa. Finora – ha detto Napolitano – in un continente così interconnesso come il nostro, la politica è rimasta nazionale, con i suoi fatali limiti e con le sue vistose degenerazioni”.

Poi ha cercato l’applauso. E l’ha trovato. Standing ovation per il presidente alla fine del discorso; i parlamentari, in piedi, applaudono a lungo, mentre dal gruppo della Lega Nord non rinunciano a mostrare i manifesti contro l’euro. Cosa è che ha infiammato gli animi? La dichiarazione contro l’austerità, che a ben guardare rinnega anche l’esperienza Monti (che però nel frattempo è diventato Senatore a vita, a spese della collettività) voluta proprio da Napolitano. “Si ritiene che non regga più una politica di austerità a ogni costo che è stata finora la risposta prevalente alla crisi dei debiti” e ha invitato a non dare un’interpretazione rigida dei parametri europei, auspicando che siano consentiti “investimenti pubblici” su progetti nazionali e internazionali.

 

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA