C’eravamo tanto amati… e forse potremmo amarci ancora. Giorgia Meloni è tornata a parlare dell’‘amico americano’ Donald Trump in un’intervista concessa al New York Times.
Raggiunta a Roma, nel suo ufficio, dal giornalista Roger Cohen, la presidente del Consiglio ha parlato di sé (“avrei dovuto fare teatro. Immaginate quanto mi sarei divertita. Non so come sia finita qui, ma ci sono finita”), della sua storia politica (iniziata a 15 anni, con l’adesione alla destra post-fascista) e della longevità del suo mandato (raggiunta, dice, grazie alla sua coerenza: “Sono una persona che si impone delle regole. La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c’è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito”).
Meloni e l’amico americano
Ma conversando con un giornale statunitense, anche se si tratta di uno di quelli non certo ben visti dal presidente Usa, non poteva mancare un accenno al suo (ex) alleato ideologico. E proprio sul tasto della comunanza di idee e di visione con Trump ha battuto con insistenza la premier.
A Cohen ha rivelato che il rapporto con il tycoon e il loro punto di vista sull’immigrazione e sulle questioni culturali pensava le avrebbe offerto la possibilità di svolgere un ruolo di raccordo fra Washington e l’Europa, invece le sue aspettative sono state deluse.
Lei aveva immaginato un rapporto senz’altro più facile con il presidente americano: «È evidente che, con Donald Trump, pensavo che le cose sarebbero state più semplici, vista la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente». Infatti, il rapporto tra i due si è improvvisamente sgretolato.
La rottura tra Meloni e Trump
Nel mese di aprile scorso, Meloni aveva risposto a un attacco gratuito di Trump nei confronti di Papa Leone, stigmatizzando l’atteggiamento del tycoon, definendone le parole “inaccettabili”. A giugno, poi, dopo il vertice del G7 di Evian, aveva reagito con stizza alle parole del primo cittadino Usa, che asseriva di essere stato da lei “implorato” per essere fotografati insieme.
La risposta di Meloni era stata secca e decisa: “L’Italia e io non imploriamo mai”. Prima del vertice della Nato ad Ankara, in Turchia, poi, il capo di Stato americano era tornato a parlare dell’ex amica Giorgia in termini non proprio lusinghieri. Sul suo social Truth aveva postato una foto che lo ritraeva accanto a Meloni accompagnata dalla scritta: “Serve un ordine restrittivo”.
Vale a dire una misura cautelare da prendere contro di lei, come quelle applicate agli stalker. Un modo, quindi, per manifestare la volontà di tenere maggiormente a distanza la presidente del Consiglio italiana. A due mesi da quelle schermaglie, il rapporto tra i due leader, ha spiegato ora la premier, è in una fase di stallo.
Anche se lei non esclude sviluppi positivi. Alla domanda sulla possibilità di una ripresa del dialogo con Trump dopo la pausa estiva, ha risposto con prudenza: «Beh, vedremo…». In ogni caso, la presidente del Consiglio non ritiene sbagliata la propria posizione. “Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali”.
Lettera al presidente
Ora si attende una eventuale replica di Trump a queste timide, ma sicuramente distensive, affermazioni. Che sono niente in confronto alla devozione per il tycoon dimostrata da Natalie Harp, prima che questa diventasse la sua assistente, in alcune lettere pubblicate in versione integrale dal Daily Beast. «Sei tutto ciò che conta per me, non voglio deluderti».
È uno dei tanti messaggi che la Harp ha scritto al Capo di Stato Usa nel 2023. Scritti all’epoca di un viaggio in Scozia e Irlanda, i messaggi rivelano la totale adorazione di Harp per il Presidente: “Sei il mio custode e protettore”. In uno di questi lei gli dice perfino di invidiare le donne “il cui unico lavoro è parlare con te e apparire belle”.
Prima ancora che il Daily Beast pubblicasse le missive integralmente, la Casa Bianca e Donald Trump hanno reagito con estrema aggressività contro i media dopo che il ruolo della fedelissima assistente è diventato un caso politico nazionale.
Nello Studio Ovale, dopo una domanda della corrispondente della Cnn, Kristen Holmes, riguardo alle critiche del senatore democratico Jon Ossoff sul suo rapporto con la Harp, Trump ha perso la pazienza urlando alla cronista di stare zitta: “Be quiet, be quiet, be quiet”. Niente di nuovo, visto che i giornalisti per lui sono sempre “i peggiori tra i peggiori”.
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