Abbiamo i Migliori in cattedra. Ma sulla scuola è una brutta lezione. A un mese dal rientro in classe solo parole e zero fatti. Sindacati sul piede di guerra: i vaccini non bastano

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Ad un mese esatto dalle riaperture delle scuole regna il caos in tema di vaccinazioni. All’indomani dell’annuncio del commissario straordinario per l’emergenza covid, il generalissimo Francesco Paolo Figliuolo, che la fascia 12-18 anni verrà vaccinata senza prenotazione non si ha la più pallida idea di ciò che devono fare gli under 12.

“In questo caso non si può ragionare in termini di essere o meno favorevoli, vanno messi sul piatto della bilancia i benefici e i non benefici della campagna vaccinale alle fasce d’età 5-12 anni e in questo momento è assolutamente necessario che queste fasce d’età vengano vaccinate”. A dirlo è stato Fabio Ciciliano, membro del Comitato tecnico scientifico (leggi l’articolo).

Certo è che siamo agli sgoccioli. Il ritorno tra i banchi è previsto per il 13 settembre e non c’è un margine molto ampio per intervenire. Nei giorni scorsi proprio sulla riapertura delle scuole si era sbilanciato anche il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, che, lamentando l’inerzia dell’attuale Governo, aveva detto che “per la scuola paradossalmente è stato fatto meno nel 2021 di quanto sia stato fatto nel 2020, stiamo rimpiangendo l’Azzolina” e che prevede per settembre una “situazione molto, ma molto difficile”.

L’azione del governo sulla ripresa della scuola è bocciata anche e soprattutto dai sindacati che hanno più volte scritto ai ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e della Salute, Roberto Speranza, denunciando l’inoperosità dell’esecutivo e lanciando un appello per “un tempestivo approfondimento tra le parti sociali e le autorità preposte a garantire la sicurezza e la salute di oltre nove milioni di persone tra lavoratori e studenti”.

I sindacati per l’ennesima volta puntano il dito contro il Comitato tecnico scientifico che in merito al distanziamento tra i banchi ha lasciato ai dirigenti scolastici la possibilità di andare in deroga ove non sia possibile metterlo in atto: “Sarebbe necessario che le autorità competenti fornissero alle scuole indicazioni operative precise e vincolanti, per metterle nelle condizioni di affrontare con sicurezza tutte le possibili situazioni emergenziali. Occorre evitare nel modo più assoluto di diramare semplici raccomandazioni che sarebbero facilmente esposte a contestazioni e dubbi da parte delle famiglie e degli studenti rendendo oltremodo oneroso il compito dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e del personale Ata”.

I sindacati snocciolano dati anche sulle vaccinazioni dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni: “Per gli alunni con età superiore ai 12 anni non è previsto alcun obbligo vaccinale. La loro copertura vaccinale volontaria risulta essere solo del 17 per cento e quindi largamente insufficiente ai fini del contenimento di una possibile circolazione del virus”. Uno scenario che esige alcune soluzioni necessarie per poter riprendere la scuola in presenza. La prima: potenziate l’organico aggiuntivo per sdoppiare le classi e garantire il distanziamento.

“L’eventuale eliminazione di questa risorsa – precisano Francesco Sinopoli, Lena Gissi, Elvira Serafini e Marcello Pacifico – rischia di costringere le scuole a ricomporre classi già sdoppiate l’anno scorso e ciò in assenza di vaccinazione degli alunni e senza alcuna garanzia di distanziamento”.

Inoltre, Sinopoli e gli altri chiedono a Speranza e a Bianchi una serie di chiarimenti qualora venisse introdotto l’obbligo vaccinale del personale scolastico – anche questa questione non ancora definita ad oggi – quali soluzioni amministrative e organizzative qualora il personale interessato non possa effettuare il vaccino per motivi di salute; quali provvedimenti sarebbero eventualmente conseguenti al mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale; quale l’autorità cui spetta accertare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale”.