Migranti, il nuovo decreto riduce a 4 mesi i tempi per i rimpatri. Di Maio: “Provvedimento che non urla, fa i fatti”. Bonafede: “Importanti ricadute sulla giustizia”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Questo è un decreto che non urla, fa i fatti, è sicuramente un primo passo: noi abbiamo un fondo rimpatri da implementare, può arrivare a 50 milioni di euro, secondo noi può arrivare a molto di più, per stabilire rimpatri più veloci”. E’ quanto ha detto il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, nel corso della presentazione del decreto rimpatri sicuri, insieme al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

“E’ stato un lavoro di squadra – ha detto ancora il ministro degli Esteri -: ringrazio il ministro Bonafede, il presidente Conte e la ministra Lamorgese perché noi stamattina firmiamo il decreto ministeriale che ci permette di portare le misure per stabilire se un migrante può stare in Italia da due anni a 4 mesi. Oggi i rimpatri hanno vari problemi, dovevamo aspettare tutte le lungaggini burocratiche per le richieste d’asilo”.

“Smantellare il decreto sicurezza? Non c’è nessuna volontà – ha detto ancora Di Maio – di mettere in contrapposizione questo decreto ad altri provvedimenti. Sul decreto sicurezza bis c’erano osservazioni da parte del presidente della Repubblica e quelle osservazioni andranno ricevute, ma non riguardano questo genere di decreti”.

“Come ministro della Giustizia – ha aggiunto Bonafede -, firmo questo decreto che ha importanti ricadute anche sul sistema della giustizia. Noi abbiamo domande di protezione internazionale, che di fatto soprattutto in considerazione dell’aumentare di queste domande, occupano grande spazio all’interno dei nostri tribunali. Con questo decreto, avendo un elenco di paesi sicuri, si permette di avere tutta la procedura con tempi dimezzati, proprio per quei paesi considerati sicuri”.

“Nel 2016 – ha spiegato il ministro della Giustizia ricordato i dati sulle domande di protezione internazionale – c’erano pendenze scritte pari a 47. 000, nel 2017 41.800, nel 2019 quasi 49 mila pendenze, e a fine luglio 2019, oltre 70 mila. Cifre che dicono che c’è un incremento importante, ora grazie al decreto i nostri magistrati potranno smaltire queste domande con più celerità”.

I Paesi inseriti nel nuovo decreto interministeriale, che punta ad accorciare i tempi per i rimpatri, sono Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. Sui circa 7.000 arrivi di quest’anno, ha spiegato ancora il ministro Di Maio, “oltre un terzo appartengono a uno di questi Paesi”. “Per molte di queste persone – ha detto il titolare della Farnesina – dobbiamo attendere due anni ora per oltre un terzo degli arrivi acceleriamo le procedure. I Paesi che sono in questo decreto sono i Paesi che abbiamo individuato dopo il lavoro dei nostri ministeri. E’ solo il primo step – ha ribadito Di Maio – la lista potrà essere aggiornata in seguito con altri Paesi”.

“Nella prossima legge di bilancio – ha spiegato ancora il ministro degli Esteri – vogliamo potenziare questo fondo rimpatri e lì saremo coscienti anche di quello che ci servirà anche perché nelle prossime settimane ci saranno vari viaggi in alcuni di questi Paesi nei quali il progetto di cooperazione e di investimenti nei Paesi rappresenterà il fulcro delle discussioni. Questo fondo – ha precisato – non è quello che ci serve per pagare i rimpatri ma per sottoscrivere gli accordi”.