I miliardi dell’Ue grazie alla tenacia di Conte. Per l’ex premier considerare il Mes unica soluzione ai nostri problemi era una decisione inadeguata

Conte Von Der Leyen
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Non solo M5S. Giuseppe Conte, ovvero l’uomo che da premier è riuscito a portare a casa per l’Italia la fetta più ampia della torta di finanziamenti europei del Next Generation Eu, parla anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

“Il Governo in carica ha preannunciato che rispetterà i termini di consegna del Pnrr e questo consentirà all’Italia di beneficiarne già nel corso dell’estate. Abbiamo una prospettiva di crisi molto forte e i tempi di ripartenza, la capacità di programmare un nuovo modello di crescita e realizzare le riforme sarà importantissimo per lenire le ferite”, ha detto (qui il suo ultimo video intervento).

A fronte di una “pandemia che ci affligge ormai da un anno e ha prodotto due emergenze, sanitaria e economico-sociale”, lo Stato “è dovuto intervenire con rapidità”, ha sottolineato Conte ricordando che nel 2020 sono stati messi in campo “oltre 100 miliardi tra sostegni, ristori, bonus, oltre al pur discusso blocco dei licenziamenti, decisivo e doveroso dal punto di vista etico. Ma – ha aggiunto – non era sufficiente andare in deficit come Stato e abbiamo sollecitato l’Europa”.

L’ex premier ritorna anche sulla questione del Mes, che i renziani hanno pretestuosamente sbandierato durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, come panacea di tutti i mali. E usato come arma contro lo stesso Conte colpevole, a loro dire, di non riconoscerne l’opportunità. Argomento che a oggi non compare, peraltro, nell’agenda del governo Draghi.

“Il successo ottenuto in Europa è figlio della nostra determinazione – rivendica con orgoglio il leader in pectore del M5S – Nel dibattito interno c’era la convinzione che il Mes dovesse risultare l’unica soluzione per i nostri problemi, ma era una decisione inadeguata: occorreva un mutamento di paradigma. E il Next Generation Eu, che ci avvantaggia enormemente, rappresenta un cambio di paradigma”.

L’avvocato pugliese sostiene anche che “il Patto di stabilità e crescita era un falso totem: scarsa crescita e molta stabilità finanziaria. Il modello neoliberista – ha argomentato ancora Conte – ha avuto l’arroganza di interpretare il processo di globalizzazione propagandando che avrebbe declinato le magnifiche sorti e progressive dell’interno pianeta. Questo processo alcuni risultati li ha portati, nei paesi in via di sviluppo, ma di fatto non c’era dietro il primato della politica”. In questi anni “abbiamo assistito al primato dell’economia”.

Sollecita una riforma fiscale: “Abbassare le tasse non è di destra o di sinistra. I cittadini tutti ci chiedono un fisco amico”. Chiede attenzione per quei settori che rispetto al pubblico impiego, per esempio, sono stati meno garantiti. E’ il caso degli autonomi e delle partite Iva. E punta il dito anche su un altro totem.

“Il discorso sul coprifuoco non può diventare un totem ideologico. Il coprifuoco – ricorda Conte – è un provvedimento che abbiamo disposto per il periodo invernale. Immaginare di poterlo tenere anche adesso, con il caldo, credo non sia ragionevole e credo che nessuno lo stia pensando. Questa norma sarà rivista, immagino, appena possibile”.

E boccia le mozioni di sfiducia al ministro Roberto Speranza come pura propaganda “perché allora dovremmo promuovere mozioni di sfiducia per tutti gli esponenti politici, anche dell’opposizione, che un giorno dicevano apriamo e un altro chiudiamo”.