Morto Giampiero Boniperti, leggenda della Juventus. La sua frase storica: “Vincere non è importante, è la sola cosa che conti”

Giampiero Boniperti
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E’ mancato questa notte nella sua abitazione sulla collina di Torino Giampiero Boniperti, 92 anni. Era nato il 4 luglio 1928 a Barengo (Novara). I funerali si svolgeranno in forma privata, per volontà della famiglia. Lascia la moglie e tre figli: Giampaolo, Alessandro e Federica. Leggenda della Juventus, ne è stato prima grande giocatore e poi presidente in due diversi mandati. Con i bianconeri disputò 469 partite totali segnando 178 gol dal 1946 al 1961, con la Nazionale 38 presenze e 8 reti. Fu anche europarlamentare dal 1994 al 1999 con Forza Italia.

“Vincere non è importante, è la sola cosa che conti”. Dietro questa frase c’è tutto Giampiero Boniperti, leggenda della Juventus prima da calciatore e poi da dirigente. La sua scomparsa a 92 anni lascia un vuoto nel calcio italiano ma soprattutto in quello bianconero. Boniperti è la Juve, il simbolo della Vecchia Signora dal secondo dopoguerra alla metà degli anni Novanta.

Piemontese doc, originario di Barengo, Boniperti lega la sua vita ai colori bianconeri già dal 1946: è la Juve di Gianni Agnelli, che prende la guida del club dopo la tragica scomparsa di papa’ Edoardo. Attaccante raffinato, alla sua seconda stagione e a 20 anni ancora da compiere vince il titolo di capocannoniere con 27 gol e nel ’50 e nel ’52 conquista i primi scudetti. Poi, con l’arrivo alla presidenza di Umberto Agnelli, diventa un tassello fondamentale del Trio Magico: assieme a John Charles e Omar Sivori semina il panico fra le difese avversarie e mette in bacheca altri tre scudetti e due Coppe Italia.

Appenderà gli scarpini al chiodo nel 1961, a 33 anni, col record di presenze (469) e gol (188) che solo Alessandro Del Piero, nel 2010, riuscirà a battere. Una carriera stellare, tanto che la Fifa, nel 2004, lo ha inserito fra i 125 migliori calciatori della storia. Ma il suo legame con la Juve non si esaurisce al campo. A dieci anni dal ritiro, il 13 luglio 1971, torna come presidente e inaugura il più grande ciclo di vittorie della storia del club. L’Era Boniperti, contrassegnata dalla guida di Giovanni Trapattoni in panchina, vede la società bianconera puntare su giovani italiani talentuosi (da Zoff a Scirea, da Tardelli a Cabrini, da Causio a Paolo Rossi, da Gentile a Furino, da Anastasi a Bettega) che costituiranno la spina dorsale dell’Italia campione del mondo nel 1982.

Poi, dopo la riapertura delle frontiere nel 1980, arrivano anche i fuoriclasse stranieri, da Brady a Platini, passando per Boniek. Fra il ’71 e il ’90 la Juve conquista nove scudetti, tre Coppe Italia e soprattutto arrivano i primi successi in campo internazionale: due Coppe Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, la Coppa dei Campioni nella tragica notte dell’Heysel e la Coppa Intercontinentale. Nel ’90 Boniperti lascia la presidenza ma la rivoluzione Montezemolo-Maifredi dura solo una stagione, torna come amministratore delegato con pieni poteri e richiama Trapattoni ma stavolta il binomio non porta grandi gioie se non una Coppa Uefa e nel ’94 si fa definitivamente da parte.

Eurodeputato per Forza Italia fino al ’99, Boniperti rientrerà alla Juve dopo calciopoli, nel 2006, da presidente onorario e assieme ad Alessandro Del Piero, che lui stesso portò in bianconero, inaugura il nuovo stadio nel settembre 2011. “La Juventus non è soltanto la squadra del mio cuore, è il mio cuore”, ha detto in più di un’occasione Boniperti, 15 anni in campo e altri 19 dietro la scrivania. E da oggi il cuore di tutti i tifosi bianconeri sarà molto più triste.

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