Il calcio italiano piange Igor Protti. Lo storico attaccante, simbolo del Livorno e tra i centravanti più amati degli anni ’90, si è spento questa notte all’età di 58 anni, al termine di una battaglia di un anno contro un tumore al colon che nelle ultime settimane si era aggravato, estendendosi anche alle vertebre.
L’annuncio della famiglia
La notizia è stata data dai familiari attraverso un messaggio pubblicato sul profilo Instagram dello stesso Protti, che riporta anche le ultime parole volute dal calciatore: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Protti aveva scelto di raccontare pubblicamente la malattia fin dalla diagnosi, nel luglio del 2025, affrontandola con la stessa grinta che lo aveva reso celebre in campo. Otto cicli di chemioterapia e un intervento chirurgico non sono bastati a fermare la progressione del tumore. Solo un mese fa, lo scorso 25 maggio, aveva vissuto una delle sue ultime apparizioni pubbliche accompagnando all’altare la figlia Noemi.
I funerali si terranno nel pomeriggio di oggi: la camera ardente sarà allestita dalle 15 presso la stanza del commiato Frongillo, al cimitero di Cecina.
La carriera: il bomber di Livorno
Nato a Cecina nel 1967, Igor Protti ha legato il proprio nome soprattutto al Livorno, la squadra della sua città, di cui è diventato capitano e bandiera assoluta. Prima di tornare ad indossare la maglia amaranto nel 1999, la stagione che lui stesso definì lo scintilla diventata fuoco del suo legame con la città, aveva vestito le maglie di Messina, Bari, Lazio e Napoli.
Proprio con il Bari resta nel cuore dei tifosi pugliesi per quattro stagioni culminate con il titolo di capocannoniere di Serie A, mentre alla Lazio, nonostante una sola annata in biancoceleste, è ricordato ancora oggi per un gol nel derby della Capitale, celebrato con il celebre “trenino” sotto la curva.
Alla sua carriera è stato dedicato anche un documentario, “Igor. L’eroe romantico del calcio”, e il Comune di Livorno gli aveva conferito la Livornina, massimo riconoscimento cittadino.