Si terrà a Washington, alle 22 ora italiana, il faccia a faccia tra la delegazione del Libano e quella di Israele per evitare che le recenti tensioni sfocino ufficialmente nella riapertura del conflitto. In ballo, infatti, c’è il fragile cessate il fuoco, più formale che reale, di dieci giorni, iniziato il 16 aprile scorso e ormai prossimo alla conclusione.
Stando a quanto riportano i media statunitensi, al faccia a faccia dovrebbero partecipare l’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, e l’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, con l’obiettivo di favorire un dialogo costruttivo. Per quanto riguarda Israele, Benjamin Netanyahu ha deciso che la delegazione sarà guidata dall’ambasciatore negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, mentre per il Libano al tavolo ci sarà l’ambasciatrice a Washington, Nada Hamadeh Moawad.
Libano e Israele trattano, ma il negoziato è in salita
Come facilmente intuibile, la trattativa resta appesa a un filo. Israele accusa il governo libanese di non aver fatto abbastanza per rimuovere la minaccia rappresentata da Hezbollah. Per questo motivo, all’interno dell’amministrazione Netanyahu diversi ministri spingono per la ripresa delle ostilità. Un’eventualità che le autorità di Beirut intendono scongiurare a ogni costo, tanto che si starebbero preparando a chiedere una proroga di un mese del cessate il fuoco.
Difficile prevedere l’esito del negoziato. Quel che è certo è che a spingere per il prolungamento della tregua è soprattutto Donald Trump, convinto che un’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe decretare la definitiva rottura dei contatti paralleli tra Washington e Teheran.
L’incognita che incombe sui negoziati
A pesare sull’esito dei colloqui è, però, la crescente tensione al confine tra Libano e Israele. Nell’ultima settimana, malgrado la tregua, l’esercito israeliano e Hezbollah si sono scontrati ripetutamente, con attacchi e contrattacchi quotidiani. Azioni spesso attribuite a Tel Aviv, secondo quanto riferito più volte dal primo ministro libanese, che ha accusato Israele di “reiterati crimini di guerra”, in particolare dopo il raid di ieri in cui è stato ucciso un giornalista e un altro è rimasto gravemente ferito.