Nel Lazio si è toccato il fondo

L’ex capo della Cri Rocca ha una condanna per spaccio alle spalle. L’assessore uscente D'Amato è stato stangato dalla Corte dei Conti.

Qualcuno li definirebbe due impresentabili ma ciò non toglie che tra chi si sfiderà alle prossime regionali nel Lazio, per raccogliere l’eredità di Nicola Zingaretti, ci saranno sia Alessio D’Amato per il Pd che Francesco Rocca (nella foto) per il Centrodestra.

BILANCIO SOCIALE 2021 CRI

L’ex capo della Cri Rocca ha una condanna per spaccio alle spalle. L’assessore uscente D’Amato è stato stangato dalla Corte dei Conti

Del resto entrambi hanno avuto qualche guaio di troppo ma la cosa sembra non scalfire nessuno, tantomeno i giornali mainstream che in queste ore preferiscono presentare la sfida tra i due candidati a governatore del Lazio come uno scontro tutto interno al mondo della Sanità.

Certo è innegabile che ciò sia vero visto che D’Amato è l’assessore regionale uscente alla salute mentre Francesco Rocca – in vero ancora candidato ufficioso – fino a due giorni fa era il presidente della Croce rossa italiana. Eppure entrambi hanno storie note e pubbliche di cui, in modo un po’ sorprendente, giornali e tv non sembrano voler parlare.

La necessaria premessa da fare è che gli impresentabili, tra cui possono essere annoverati entrambi i contendenti del Lazio, non sono da confondere con gli incandidabili per i quali esiste un’apposita normativa. Insomma per i primi è perfettamente lecito scendere in campo e presentarsi alle elezioni ma ciò non toglie che in certi casi ci si possa chiedere se il loro passato possa essere un problema politico.

Come due facce della stessa medaglia, il 57enne Rocca è un manager di lungo corso che ha guidato sia la Croce rossa italiana che quella internazionale ma è anche un uomo su cui – in un passato più o meno recente – si sono ammassate alcune ombre. Una di queste è la condanna del 1986 per spaccio di stupefacenti, per la precisione eroina, subita quando aveva ancora 19 anni. Come si legge nella sentenza con cui i giudici di Roma gli avevano inflitti 3 anni e 2 mesi di carcere – poi ridotti durante il processo di secondo grado -, “il giovane Francesco Rocca” veniva fermato “e questi, sottoposto a interrogatorio, ammetteva di aver conosciuto nel giugno 1985 alcuni giovani nigeriani e di essersi interessato su loro richiesta per reperire un acquirente per quantitativi consistenti di eroina”.

Una vicenda tutt’altro che segreta perché nel tempo ne ha parlato lo stesso manager trasformandola in una storia di rinascita. È accaduto, ad esempio, il 6 novembre 2017 quando ottenuta la guida della Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa raccontava in modo franco questo brutto episodio: “Non potevo nascondere quello che è successo ma quello sbaglio in gioventù, che mi fa soffrire anche oggi, mi ha dato una grande spinta, mi ha fatto capire che non potevo pensare solo a me stesso, che c’erano anche gli altri. Io ci credo profondamente. E sono maturato, in fretta”.

Altre ombre derivano dai suoi presunti rapporti – che Rocca ha sempre smentito – con il broker Gianluigi Torzi noto perché finito sotto il faro sia dei pm del vaticano che di quelli capitolini in relazione alla compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Ma se il passato più o meno recente rischia di creare a Rocca quanto meno qualche imbarazzo, non sembra andare meglio neanche per D’Amato.

Soltanto il 2 settembre scorso la Corte dei Conti ha avallato l’ipotesi che i fondi regionali assegnati alla “Fondazione Italia-Amazzonia onlus” siano stati utilizzati dall’esponente dem per fare politica e per questo è stato così condannato a risarcire oltre 275mila euro.

Si tratta di una vicenda risalente a ben 16 anni fa, dalla quale aveva avuto origine anche un’inchiesta penale per truffa poi caduta in prescrizione, per la quale D’Amato si è sempre dichiarato “totalmente estraneo ai fatti” e che, secondo lui, i magistrati contabili hanno emesso una sentenza “ingiusta ed ingiustificata” arrivata “senza che peraltro sia stata fornita prova alcuna di un atto o fatto da me compiuto”. Per questo l’assessore ha preannunciato la presentazione di “un dettagliato esposto al consiglio di presidenza della Corte dei Conti e una denuncia per falso ideologico alla Procura” di Roma.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 09:12
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