Nel Pd si lotta per la sopravvivenza. Zingaretti vuole andare al voto subito. Per Renzi è folle. L’ex premier immagina un governo di transizione con il M5S

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Nel Pd si lotta per la sopravvivenza.  La linea ufficiale del segretario Nicola Zingaretti resta quella del voto subito, anche dopo la proposta di Matteo Renzi di un governo di transizione con il M5S, liquidata, anche tra i renziani, come “poco più che fantascienza”. “Andremo in Senato e ci confronteremo. E qui è in gioco l’Italia, non le correnti dei partiti. Chiederò di parlare e dirò che votare subito è folle. La priorità è evitare l’aumento dell’Iva” ha detto in un’intervista al Corriere della Sera il senatore del Pd Renzi. “Salvini – ha aggiunto l’ex premier dem – deve lasciare il Viminale, Conte deve lasciare palazzo Chigi. I due saranno i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni? Auguri. Ma, sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali. Facciano la campagna, ma lascino gli uffici pubblici: si trovino un altro modo per pagare i loro mastodontici staff. Si voti con un governo di garanzia elettorale, non con questo”.

“Con franchezza dico no”, la replica di Zingaretti sull’Huffington Post. “Tutto il Partito Democratico – aggiunge il leader del Pd – in questi lunghi mesi ha escluso con toni diversi qualsiasi ipotesi di accordo con il Movimento 5 stelle. Io sono stato accusato ingiustamente, per mesi, di essere il fautore di questo progetto nascosto. Ricordo, non per polemica ma per ricostruzione storica, il rifiuto assoluto anche solo di voler discutere di questo tema. In molti casi si e’ arrivati a teorizzare che in realtà con Lega e 5 stelle ci si trovasse di fronte a due destre, due facce della stessa medaglia entrambe pericolose e illiberali da sconfiggere. Ho combattuto con tutte le mie forze questa analisi – conclude Zingaretti – che però ha sicuramente contribuito a ridurre i margini di manovra della nostra iniziativa politica”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA