Le Lettere

Niente guerra, solo affari

Fino a ieri Cina e Usa sembravano sull’orlo della guerra. Adesso, dopo la visita di Trump a Pechino, sembra tutto rose e fiori. Ma allora Iran, Taiwan, Nord Corea, è tutto finito?
Tino Monti
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Gentile lettore, niente è finito. La rivalità strategica tra Usa e Cina proseguirà, ma per ora niente guerra, solo affari. Non a caso da anni Xi Jinping cita la “Trappola di Tucidite”, titolo d’un libro di Graham Allison che studia le guerre tra potenze dominanti e potenze emergenti. Tucidite narrò la guerra del Peloponneso, in cui Sparta, prima potenza del mondo ellenico, attaccò l’emergente Atene. La guerra durò 27 anni ed entrambe ne uscirono a pezzi. Trump non sa chi sia Tucidite, ma glielo avranno spiegato. In due parole, Xi vuole preservare la pace. Le criticità non sono risolte, ma sono smussate per evitare deflagrazioni. L’Iran rimane un alleato, la Cina continuerà a fornire armi e tecnologia e Donald Trump fingerà di non vedere. Il Nord Corea è vitale per Pechino: se per ipotesi le due Coree si ricongiungessero, la Cina si troverebbe l’esercito Usa a un metro dai suoi confini. Non succederà. Taiwan è il tema dei temi. La narrativa corrente dipinge un’isola che si batte per la democrazia contro il gigante comunista. La realtà è molto più sfumata. Parte consistente del popolo di Taiwan non è contraria in via di principio a un ritorno alla madrepatria. La pensa così Cheng Li-wun, la carismatica leader del grande partito d’opposizione, il Kuomintang. Ad aprile Cheng è stata ricevuta a Pechino da un emozionato Xi. Se il Kuomintang vincerà le prossime elezioni a Taiwan, la Storia prenderà una piega inaspettata. Xi attende.

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