Niente test né mascherine Ffp2. Flop dei Migliori sulla scuola. Lo dice pure Bianchi: rischio chiusura in due settimane. E la Azzolina va all’attacco: tutto fermo ad un anno fa

scuola Azzolina
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Riprese le lezioni a scuola. Certo è che tra assenze, quarantene, genitori che hanno preferito tenere i figli a casa, ordinanze di sindaci e presidenti di Regione (Campania e Sicilia), e anche il Tar (leggi l’articolo), che ha bocciato proprio il rinvio fino a fine mese deciso dal governatore campano Vincenzo De Luca, la scuola riparte, ma a fatica. Senza dubbio.

“Sarò sempre favorevole alla scuola in presenza, ma non basta dire ‘apriamo’…”, va alla carica l’ex ministra Lucia Azzolina (nella foto), che aggiunge: “Si facciano delle cose per aprire: sul tracciamento vedo solo annunci, la verità è che siamo fermi ad un anno fa. Per la scuola servono investimenti, avevamo messo 3 miliardi di euro l’anno scorso, quest’anno sono 350 milioni”. Sui dispositivi di protezione ha aggiunto: “Vanno date le Ffp2 a tutti, è surreale sentir dire oggi dal ministro Bianchi che la fornitura di mascherine sarà discussa al prossimo Consiglio dei ministri, non ci si poteva pensare prima?”.

REBUS MASCHERINE. Ed effettivamente il tema delle mascherine, soprattutto per i più piccoli, è molto delicato. A poco è servito l’annuncio in pompa magna che il prezzo sarà calmierato, perché scontrino alla mano le Ffp2 – quasi introvabili quelle pediatriche – sono ancora a prezzi superiori ai 75 centesimi annunciati. Infatti il prezzo calmierato riguarda solo quelle acquistate dalla struttura commissariale, e che dovrebbero essere distribuite ai rivenditori.

Ma sul tema scuola il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi sostiene che per implementare il tracciamento dei contagi nelle scuole “abbiamo dato al generale Figliuolo altri 92 milioni perché possa procedere ai tamponi dei ragazzi della secondaria, cosa che sta avvenendo” (leggi l’articolo). Certo è che per il momento di questi tamponi non se ne vede nemmeno l’ombra. “Dall’altra parte – ha detto il ministro, mettendo le mani avanti – è anche vero che tutto questo va fatto insieme alle famiglie: bisogna rafforzare quel patto di collaborazione con le famiglie che è alla base stessa della nostra scuola”.

Come se non bastasse, dopo l’avvio delle scuole a braccetto con le polemiche sulla sicurezza, Bianchi ha anche detto che non esclude che la scuola possa “chiudere tra due settimane”, ma ha sottolineato un’altra cosa. “Ovvero che nel nostro decreto c’è anche la possibilità di organizzare in maniera diversa la didattica. Quindi, se vi sono le condizioni le scuole sono in grado di utilizzare tutti gli strumenti anche la didattica a distanza, però per un tempo limitato e all’interno comunque di una situazione in cui la scuola rimane punto di riferimento. In base al principio di scuola aperta”.