Non bastavano i vitalizi. A Palazzo Madama tornano pure le maxi liquidazioni. Una sentenza della Commissione contenziosa ha restituito agli ex l’assegno pieno di fine mandato

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

A brindare sono stati, silenziosamente, in parecchi. Quasi un centinaio di ex senatori. E in maniera assolutamente trasversale: dal pasdaran Pdl-Udc Carlo Giovanardi, sette legislature, alla renzianissima Linda Lanzillotta, tre giri in Parlamento, dall’ex presidente forzista della commissione Bilancio Antonio Azzollini, cinque legislature e una condanna a un anno e tre mesi per concorso in bancarotta, alla piddina Anna Finocchiaro, otto elezioni al suo attivo. Naturalmente ha brindato pure lui: Nitto Palma, attuale capo di gabinetto della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, colei che ha nominato la commissione contenziosa contro cui i Cinque Stelle scenderanno in piazza oggi pomeriggio a Roma. E che quatta quatta, qualche mese fa, ha dato il via libera al ricalcolo delle liquidazioni di fine mandato.

PIU’ SOLDI PER TUTTI. La Commissione contenziosa è la trincea in cui gli ex stanno combattendo contro i tagli alle loro prebende economiche. E dove nei mesi scorsi hanno ottenuto la prima vittoria: il ricalcolo, a loro favore, dell’assegno di fine carriera – l’equivalente del trattamento di fine rapporto per intenderci – decurtato nel 2018 dalla delibera n. 14 del Consiglio di presidenza (la taglia-vitalizi). A presentare ricorso erano stati solo in due: uno dei fondatori di Forza Italia, Antonio D’Alì (nella foto), parlamentare dal 1994 al 2018 e sottosegretario all’Interno nel secondo e terzo governo Berlusconi, e Giuseppe Marinello, altro FI, tre legislature alla Camera e una al Senato, ex presidente della commissione Ambiente nella XVII. La commissione presieduta dal forzista Giacomo Caliendo, con l’assenso del leghista Simone Pillon e della grillina Elvira Evangelista, ha dato loro soddisfazione. Ma si è spinta clamorosamente oltre: ha annullato il taglio inflitto a tutti i senatori che, cessati nel marzo 2018, erano passati alla cassa. Compresi quelli che non avevano fatto ricorso, come Nitto Palma.

DEUS EX MACHINA. Ex deputato, ex senatore, ex magistrato, ex ministro berlusconiano alla Giustizia per cinque mesi nel 2011, Palma è lo snodo dell’operazione-vitalizi. Come già raccontato dalla La Notizia, la commissione contenziosa è quasi un affare di famiglia: Caliendo, in Senato dal 2008, è stato sottosegretario alla Giustizia quando Palma era Guardiasigilli. L’altro sottosegretario era la Casellati. La Casellati in commissione ha chiamato non solo Caliendo ma pure Cesare Martellino, già rappresentante italiano a Eurojust su indicazione di Forza Italia e amico e collega di Palma da oltre 40 anni. E proprio Martellino è stato il relatore per i ricorsi contro il taglio alle liquidazioni.

PAGA PANTALONE. La sentenza si è abbattuta sulle casse di Palazzo Madama per quasi un milione di euro. Contro la decisione della contenziosa non c’è stato alcun ricorso: il segretario generale del Senato, Elisabetta Serafin, non ha sorprendentemente presentato appello al Consiglio di garanzia, peraltro a schiacciante maggioranza di Centrodestra e presieduto peraltro da un altro forzista, Luigi Vitali. Il precedente è pericoloso: ora sul tavolo ci sono i ricorsi, sui cui sempre Martellino è relatore, contro i tagli ai vitalizi. C’è da stupirsi se sul Fatto è già filtrata una bozza di sentenza che dà ragione ai 771 ricorrenti? In origine erano 772, ma Palma si è ritirato dopo che la stampa ha reso pubblici gli interessi dentro e intorno alla commissione. In ogni caso, un’estensione del giudicato a tutti gli ex senatori, come avvenuto per le liquidazioni, lo salverebbe dalla sforbiciata che ha subito il suo assegno mensile, 800 euro su 6.200.

LADY ELISABETTA IN AZIONE. Convocato da Luigi Di Maio, domani il popolo 5 stelle manifesterà contro i vitalizi e chiederà l’azzeramento della contenziosa. La Casellati, che grazie alla precedente commissione ha recuperato gli assegni che le erano stati trattenuti mentre era membro del Csm, si è infatti rifiutata di intervenire su “un organo autonomo e indipendente” che “non può essere sciolto d’autorità” nonostante il vistoso conflitto di interessi. Stando ai rumours di palazzo, però, non sarebbe affatto rimasta alla finestra: sarebbe stata proprio lei a suggerire a Caliendo, per placare le proteste, di astenersi sui ricorsi perché la decisione, oltre ai suoi colleghi e amici, riguarderebbe il suo futuro vitalizio. Ennesimo conflitto d’interessi. Quanto all’ideatore dell’astensione strategica, si dice sia stata una vecchia volpe del Parlamento: Pierferdinando Casini. Che con dieci legislature alle spalle, più due passaggi in Europa, in materia di vitalizi la sa senz’altro più lunga di tutti.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA