Nordio spara sui pm antimafia. Ma Conte lo rimette in riga

Il ministro della Giustizia Nordio si scaglia contro i magistrati: vedono boss ovunque. Per il leader M5S Conte non sa di cosa parla.

Anche quando annuncia qualcosa di buono, come la parziale retromarcia sulle intercettazioni, alla fine Carlo Nordio riesce sempre a rovinare tutto con qualche strafalcione. È successo ieri quando alla Camera, illustrando la sua relazione sullo stato della giustizia, ha provato a rassicurare tutti – soprattutto la sua maggioranza che recentemente ha preso le distanze dalle idee bislacche del ministro – di non aver mai voluto “toccare le intercettazioni che riguardano terrorismo, mafia e quei reati che sono satelliti nei confronti di questi fenomeni perniciosi”.

Giuseppe Conte

Il ministro della Giustizia Nordio si scaglia contro i magistrati: vedono boss ovunque. Per il leader M5S Conte non sa di cosa parla

Si tratta di una precisazione necessaria – nonché positiva – perché fino a ieri anche i cosiddetti “reati spia” sembravano destinati a subire limitazioni, tanto da aver causato malumori in Fratelli d’Italia dove la proposta era stata sostanzialmente bollata come assurda. Peccato che Nordio nel suo intervento, dopo aver fatto tirare un sospiro di sollievo a tanti, subito dopo ha fatto il più classico degli scivoloni.

Prima ha spiegato che “se non interverremo sugli abusi delle intercettazioni cadremo in una democrazia dimezzata”, ribadendo l’intenzione di razionalizzare la spesa che reputa eccessiva e che secondo lui spesso non porterebbe a risultati investigativi degni di merito, e dopo si è lanciato in un surreale appello alle Camere.

“L’Italia non è fatta solo di pubblici ministeri. Il Parlamento non può essere supino o acquiescente alle affermazioni dei pm”, ha spiegato Nordio che poi ha rincarato la dose: “Non mi stupisce” che sul dibattito politico su come riformare le intercettazioni “alcuni ex colleghi abbiano espresso posizioni ferocemente negative”, ma “così come questi colleghi vedono la realtà attraverso la loro lente di ingrandimento, le Camere penali e gli avvocati vedono le cose in modo diverso, opposto a quello dei pm. La politica rappresenta i cittadini, che non sono né pm né delle Camere penali”.

Parole che hanno fatto rumoreggiare l’aula e che lo stesso Nordio ha provato a chiarire ulteriormente, finendo per suscitare l’effetto contrario. “Senofane diceva che i Traci dipingevano gli Dei con i capelli biondi e gli occhi azzurri, mentre gli Africani dipingevano gli Dei come neri e con i capelli ricciuti. E se un triangolo potesse pensare, diceva Senofane, dipingerebbe Dio come triangolo.

Questo significa che ognuno di noi vede la realtà attraverso la lente più o meno deformante dei propri pregiudizi, quindi è perfettamente normale che ci siano dei colleghi che avendo sempre fatto i pubblici ministeri antimafia abbiano una visione estremamente severa di questi problemi” ha affermato il ministro.

Conte: “Chi combatte quotidianamente contro le mafie rischia di trovarsi con armi spuntate e scarpe da risuolare”

Parole a cui ha risposto in Aula il leader M5S, Giuseppe Conte, spiegando che “questo governo appena insediato ha cominciato a depotenziare alcuni fondamentali presidi di legalità e strumenti di indagine contro mafia e corruzione. E chi oggi combatte quotidianamente contro le mafie rischia di trovarsi con armi spuntate e scarpe da risuolare”.

Poi rivolgendosi direttamente a Nordio, afferma: “Appena un mese fa lei ha detto che ‘un mafioso vero non parla al telefono né al cellulare’. Una dichiarazione improvvida per chi siede a quel dicastero nevralgico per la lotta alla mafia. Il Procuratore Capo di Palermo De Lucia si è affrettato a dire che ‘Matteo Messina Denaro non si sarebbe potuto arrestare senza le intercettazioni’. Ieri il Procuratore nazionale Antimafia Melillo si è affrettato a dire che togliere le intercettazioni e il trojan sarebbe un danno. È lei con le sue improvvide dichiarazioni che ha suscitato queste precisazioni”.

“Lei ha provato a correggere il tiro, precisando che le intercettazioni sono assolutamente indispensabili nella lotta alla mafia e al terrorismo. Però, questa precisazione dimostra una deficitaria comprensione del fenomeno mafioso oltre che dubbia consapevolezza politica e culturale” conclude Conte.

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