Obbligo di vaccinazione, Salvini ne spara un’altra. Arcuri smonta l’ultima balla del Capitano: ci sarà libertà di scelta

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Prima il problema era il piano vaccini che per le opposizioni nemmeno esisteva, ora le polemiche riguardano la libera scelta di vaccinarsi. A sollevare la questione è Matteo Salvini che ieri ha tuonato: “Obbligatorietà? No. Spiegare, educare, accompagnare, ma nel nome della libertà”. Tutto giusto se non fosse che si tratta di una sterile polemica perché già giovedì il commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, aveva detto che “il vaccino sarà gratuito per tutti e obbligatorio per nessuno” ammettendo che comunque non riuscirebbe a capire “per quali ragioni, se non per alcune tipologie di persone, la gente dopo quasi un anno passato in queste condizioni dovrebbe non avere voglia di farsi il vaccino”.

Insomma nessuna imposizione anche se il viceministro Pierpaolo Sileri ha fatto sapere che se non si riuscirà a centrare gli obiettivi previsti dagli esperti per arrivare alla tanto agognata immunità di gregge allora si potrà pensare a qualche misura. Quel che è certo è che, stando al piano vaccini, i primi a ricevere il siero saranno gli operatori sanitari e socio-sanitari, i residenti e il personale delle Rsa e le persone in età avanzata. Nella successiva fase, con la somministrazione che sarà fatta anche in farmacia come confermato ieri da Federfarma, si passerà alle altre categorie, a partire da insegnanti, le Forze dell’ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità.

Nel frattempo prosegue la corsa al vaccino dove, quasi fosse una spy story, scoppia pure il caso degli attacchi informatici. A rivelare questa inattesa novità è Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato di Irbm Pomezia, azienda che ha collaborato con l’università di Oxford al siero commercializzato da AstraZeneca, secondo cui “negli ultimi tempi sembra essere partita l’operazione di un finto head hunter”, ossia un cacciatore di teste, “che contatta i nostri dirigenti per entrare nel sistema”.

In questi tempi l’azienda, stando al racconto del suo vertice, avrebbe ricevuto ripetuti attacchi hacker che sarebbero iniziati in concomitanza con l’annuncio pubblico del prezzo di vendita del vaccino e che dovrebbe corrispondere a 2,80 euro a dose. Per la Irbm si tratterebbe di attacchi informatici lanciati dall’estero e aventi lo scopo di rubare i dati sensibili sul siero ma che, fortunatamente, non sarebbero andati a buon fine grazie ai sistemi di sicurezza predisposti dall’azienda.