La Sveglia

Occhi su Gaza, diario di bordo #185

L’8 aprile 2026, Defense for Children International-Palestine ha annunciato la cessazione delle attività dopo trentacinque anni. Dal 1991 l’organizzazione documentava detenzioni, torture e uccisioni di minori palestinesi, forniva assistenza legale ai bambini fermati dall’esercito israeliano. La motivazione è scritta nel comunicato: “criminalizzazione mirata delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani da parte di Israele”.

Il meccanismo è stato progressivo. Nel 2021 Israele ha designato DCIP organizzazione terroristica e ha fatto irruzione nella sede di Ramallah, sottraendo computer e archivi. Nel 2025 una nuova legge ha imposto alle organizzazioni palestinesi di consegnare gli elenchi completi dei dipendenti “per escludere legami con il terrorismo”; chi rifiutava veniva bandito dall’1 gennaio 2026.

L’ultimo caso pubblicato prima della chiusura riguarda Adam Sayed Saleh Beit Dahman, quindici anni, ucciso in Cisgiordania nel marzo 2026. Le forze israeliane lo hanno colpito al bacino, picchiato e tenuto fermo l’accesso all’ambulanza per trenta minuti. È morto in ospedale un’ora e mezza dopo.

Nel comunicato con cui annuncia la propria fine, DCIP descrive la condizione dei bambini palestinesi: “genocidio, apartheid, occupazione militare e rapida espansione di insediamenti israeliani illegali”. Ogni termine è ancorato a un sistema di documentazione costruito in trentacinque anni e smantellato da Israele.

La stessa mattina, un drone israeliano ha ucciso Mohammed Wishah, corrispondente di Al Jazeera Mubasher, a Gaza City. Ore dopo il portavoce arabo dell’IDF ha ripostato su X un tweet del 2024 che descriveva Wishah come “comandante prominente” del braccio armato di Hamas. Il Gaza Government Media Office certifica 262 giornalisti uccisi nella Striscia dall’ottobre 2023.