Un pozzo senza fondo di spioni, spiati, hacker, uomini delle forze dellโordine infedeli, generali della Gdf che, secondo la Procura, rubavano dati. Societร che infiltravano i pc dei propri dipendenti, capi di uffici legali di multinazionali che ordinavano dossier falsi ai pentiti di mafia eccโฆ Insomma, cโรจ di tutto nella maxi-inchiesta su Equalize, la societร dellโex presidente di Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, ritenuta dai magistrati di Milano una mega-centrale di dossieraggio.
Ieri la procura ha chiesto di processare Pazzaliย per associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico e ha notificato lโavviso di conclusione indagini preliminari (terzo troncone dellโinchiesta) a carico di altre 81 persone, indagate a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia.
Lโatto, che prelude ad unโaltra richiesta di rinvio a giudizio, segue quello con cui a luglio 2025 era stata chiusa la prima tranche nei confronti diย Pazzaliย e altre 14 persone indagate per i dossieraggi, fra cui, l’ex super-poliziotto Carmine Gallo, il braccio destro di Pazzali, deceduto durante le indagini, l’hacker-informatico Samuele Calamucci e l’ex carabiniere del Ros e agente dei servizi, Vincenzo De Marzio.
Il gruppo agiva โper profitto o per danneggiare i competitor di Pazzaliโ
Secondo i pm Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco e i colleghi della Procura nazionale antimafia Antonello Ardituro e Barbara Sargenti il gruppo delle presunte cyber-spie โagiva per finalitร di profitto, derivante dalla commercializzazione delle informazioni illecitamente acquisite, oppure a scopo estorsivo-ricattatorio, per condizionare e influenzare all’occorrenza soprattutto i settori della politica e dell’imprenditoriaโ o per โdanneggiare l’immagine dei competitors professionali e imprenditorialiโ di Pazzali, che sarebbe stato al vertice della presunta associazione per delinquere, o dei suoi “‘avversari’ politici” o โdi persone a lui legateโ.
Inoltre, โpur di soddisfare il cliente di turno e ottenere il compenso della prestazioneโ, si legge ancora, il gruppo avrebbero falsificato o alterato โil contenuto di comunicazioniโ, tra cui chat e mail, come โavvenuto in occasione di un incarico ricevutoโ da Leonardo Maria Del Vecchio, che aveva โad oggetto l’installazione e attivazione di un captatore informatico nel telefoninoโ di Jessica Serfaty, modella e attrice ed ex compagna dell’imprenditore.
La nuova tranche di spioni, guidata da Cavicchi
Il gruppo, rispetto ai nomi giร emersi nella prima chiusura indagine, avrebbe avuto, si legge, โun’ulteriore articolazioneโ, composta dai sei persone e con a capo Luca Cavicchi, anche loro dedite alla ricerca di informazioni prelevate dalle piรน importanti e strategiche banche dati, grazie allโopera di โoperatori di polizia infedeliโ.
In questo universo, per i magistrati, Pazzali (che si รจ sempre dichiarato allโoscuro delle attivitร illegali degli uomini che lavorano per lui e ai quali chiedeva in continuazione dossier e report) era โil Capoโ, โil Presidenteโ o โZio belloโ, quello che procacciava gli โimportanti clientiโ, data la sua โfitta rete di relazioniโ.
Il dossier dellโex proprietario dellโOld Fashion contro Boeri
Tra i casi al centro dellโinchiesta anche quello che riguarda lโex titolare della discoteca Oldย Fashion, Roberto Carlo Cominardi, che avrebbe ordinato il dossieraggio nei confronti del presidente della Triennale, Stefano Boeri, e di Carla Morogallo, direttrice generale dell’istituzione culturale nei cui spazi ha convissuto lo storico club notturno milanese.
Tra le 81 persone a rischio processo, spiccano poi: il capo affari legali dell’Eni Stefano Speroni (che avrebbe ordinato un dossier diffamatorio su un uomo dโaffari iraniano, facendolo accusare da un pentito di essere affiliato alla โndrangheta, grazie a Gallo); il generale della Gdf, Cosimo Di Gesรน, indagato con Pazzaliย per aver acquisito dati riservati su una serie di societร che il manager avrebbe voluto far lavorare nellโOspedale in Fiera, durante il Covid, dati inviati dal generale a Pazzali via WhatsApp; l’ex manager di Publitalia Fulvio Pravadelli.
Gli indagati Vip
I pm hanno anche contestato episodi di fuoriuscita di notizie riservate o accessi illegali alle banche dati anche a importanti avvocati milanesi dello studio legale Dentons; al finanziere-banchiere Matteo Arpe e il fratello Fabio Arpe; a Giacomo Tortu, fratello del campione olimpico della 4×100 Filippo (estraneo all’inchiesta e persona offesa), che avrebbe pagato 10mila euro per trovare le prove del doping di Marcel Jacobs, infiltrando i telefoni del suo entourage; all’ex manager di Sea e Leonardo, Pierfrancesco Barletta; al security manager di Luxottica, Stefano Orsini, il ceo di Lmdv Capital, family office di Del Vecchio, Marco Talarico.
Le vittime “vip”
La lista delle vittime โillustriโ (parti offese), invece, annovera: lโex calciatore Christian Vieri, Fabrizio Corona, la blogger Selvaggia Lucarelli, lโattore Ricky Tognazzi, la moglie di Paolo Bonolis, lโimprenditrice Sonia Brugarelli.