La Sveglia

Occhi su Gaza, diario di bordo #236

Il commissario Chris Sidoti, a Ginevra il 23 giugno, ha raccontato di un quattordicenne colpito e lasciato a terra. Per quarantacinque minuti una compagnia di soldati israeliani chiacchierava e fumava intorno a lui mentre si dissanguava. La madre, che cercava di raggiungerlo, è stata presa a fucilate.

Il racconto sta nel rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, presentato lo stesso giorno dal presidente Srinivasan Muralidhar, dal titolo già una sentenza: “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”. La Commissione scrive di aver trovato prove che le forze israeliane hanno colpito “deliberatamente” i bambini palestinesi, e che da qui si conferma la conclusione del settembre 2025: a Gaza è in corso un genocidio.

I numeri: 20.179 bambini uccisi e 44.143 feriti in due anni, quasi un terzo delle vittime di Gaza. L’uccisione dei bambini, si legge, “faceva parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza”. E dopo la tregua di ottobre i bambini hanno continuato a morire.

Israele ha definito il rapporto “diffamatorio” e una “farsa calunniosa”, accusando gli investigatori di ignorare l’uso dei bambini come scudi umani da parte di Hamas.

«Anche se le bombe e i fucili tacessero», ha detto Muralidhar, «i bambini palestinesi non si riprenderebbero da un giorno all’altro». Colpire i bambini è colpire la capacità di un popolo di esistere e di scegliere il proprio futuro.

Quel futuro lo rivendicava anche chi è partito via terra per Gaza. Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, con l’intera delegazione del convoglio Global Sumud fermata a Sirte il 24 maggio, sono rientrati in Italia il 24 giugno dopo un mese a Bengasi. Antonio Tajani parla di “liberazione”. Il documento del ministero degli Esteri libico, visionato dal manifesto, parla di “espulsione”: Haftar non ammette di averli mai trattenuti senza ragione.