Migranti e lotta alla povertà i due dossier al centro dell’incontro Conte-Merkel di Berlino. Ma la cancelliera ci arriva più debole che mai a causa del “Salvini tedesco”

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Un piano europeo per fronteggiare il problema dell’immigrazione clandestina e maggiore flessibilità sui conti pubblici, senza mettere in dubbio il tetto del 3%,  con la richiesta che la lotta alla povertà venga sostenuta da tutta l’Unione europea. Con questi due dossier il premier Giuseppe Conte si appresta ad incontrare Angela Merkel. Il tema al centro del colloquio che il presidente del Consiglio avrà con la Cancelliera tedesca  è quello legato all’immigrazione, dopo la lunga e travagliata vicenda della nave Aquarius. Il faccia a faccia servirà anche a preparare il prossimo Consiglio europeo di  fine giugno. Conte assicurerà la collega tedesca che il governo si impegnerà in “una serie di riforme per rendere più competitivo il sistema Paese”, annunciando anche la determinazione di procedere su un punto cardine del programma, “la lotta alla povertà e il lavoro”, che – come la gestione delle migrazioni – è una questione che deve riguardare tutta la Ue. Conte annuncerà anche che al prossimo Consiglio europeo di fine giugno il governo italiano chiederà un programma europeo contro la povertà, da finanziare con il Fondo sociale europeo. Un intervento che in Italia si declinerebbe con il Reddito di Cittadinanza.

Proprio nel giorno in cui Conte è a Berlino, il blocco conservatore del governo tedesco rimane diviso proprio sul tema dei migranti. Il  ministro dell’Interno, Horst Seehofer, è ai ferri corti con Angela Merkel e ha minacciato di chiudere le frontiere tedesche “a luglio” se non si arriverà “a una soluzione europea” della crisi. La cancelliera si è impegnato a cercare  una soluzione a livello europeo e bilaterale, ma ha avvertito che non ci sarà alcun respingimento “automatico”.   Lo scontro con la Merkel è ben lungi dall’essere risolto e mette a rischio la stessa tenuta del governo tedesco dopo una  settimana di punture di spillo. Il litigio tra la cancelliera e il ministro bavarese è centrato su un piano di riforma del sistema di asilo elaborato da Seehofer – e approvato dalla Csu – in base al quale i migranti già registrati in altri Paesi di approdo devono essere respinti automaticamente alla frontiera tedesca. Questo farebbe saltare in aria il sistema di Dublino, il principio di libero movimento nell’Ue e manderebbe in tilt l’idea di un coordinamento tra Paesi membri. Il peso dell’arrivo dei migranti sarebbe lasciato sostanzialmente sulle spalle dei Paesi di approdo, Italia, Spagna e Grecia in primis.

Seehofer -che non ha perdonato alla Merkel di aver fatto entrare un milione di profughi nel Paese nel 2015 e che, a pochi mesi dalle elezioni in Baviera di ottobre, sente il fiato sul collo della destra estrema di AfD, presente per la prima volta al Bundestag- ha riunito il vertice dei  cristiano-sociali bavaresi per illustrare il suo ‘Masterplan’  sull’immigrazione. Si tratta di un giro di vite in 63 punti che prevede misure come il respingimento dei richiedenti asilo già  registrati in altri Paesi Ue. Seehofer può contare sul sostegno del suo partito. Merkel ha ribadito che cercherà l’accordo con i partner  europei nel vertice Ue del 28 e 29 Giugno, ma ha sottolineato non vi sarà “alcun automatismo” nel respingere i richiedenti asilo; e ha anche avvertito il ministro di non sfidarla perché è lei la responsabile delle politiche di governo. Echeggiando in qualche modo le parole del presidente francese Emmanuel Macron, che venerdì, proprio a fianco di Conte, ha ricordato che lui è il presidente e che in Germania e Italia sono i capi del governo a stabilire le regole. Seehofer, che ha assicurato che il suo obiettivo non è spodestare la Merkel,  sostiene l’idea di un “asse” con Roma e Vienna, dove per Roma si intende per ora il collega Matteo Salvini.

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