Ombre sulle consulenze. In Rai troppi avvocati selezionati senza gare. Laganà (Cda) ha chiesto chiarimenti. Ma dai vertici non è arrivata risposta

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Una lettera molto eloquente, “su un tema estremamente delicato e importante”, inviata il 14 dicembre scorso dal membro del Consiglio di amministrazione Rai, Riccardo Laganà, a tutto il Cda – Fabrizio Salini e Marcello Foa compresi – ma rimasta senza risposta. Il che già è una notizia considerando l’argomento trattato: affidamento dei servizi legali. E non parliamo certo di bruscolini se pensiamo, come denunciato da La Notizia, che nel 2018 per consulenze esterne in ambito non editoriale Viale Mazzini ha speso 4,4 milioni di euro. E chi ha goduto delle collaborazioni più corpose? Proprio alcuni studi legali, fino ad un massimo di 241mila euro.

Ma la questione non tocca solo l’entità delle collaborazioni, ma anche le modalità. Come ricorda Laganà nella sua missiva, infatti, già a ottobre 2018 l’Anac aveva emanato linee-guida secondo le quali “l’affidamento dei servizi legali costituisce appalto, qualora la stazione appaltante affidi la gestione del contenzioso in modo continuativo o periodico al fornitore in una determinata unità di tempo”; al contrario, “l’incarico conferito ad hoc costituirebbe invece un contratto d’opera professionale, inerendo alla trattazione di singola controversia o questione”. E, ovviamente, in questo caso sarebbe escluso dall’obbligo di indire un bando di gara.

Come se non bastasse questi principi sono stati resi ancora più saldi nel tempo da due sentenze, una del Consiglio di Stato e una della Corte dei Conti, che hanno riconosciuto un punto fondamentale: anche gli incarichi agli avvocati dovrebbe essere trattati come affidamenti di servizi. E, dunque, dovrebbero rispettare “le regole in materia di selezione pubblica, e, in particolare il principio di rotazione”. Ed è per queste ragioni che nella lettera inviata ormai 8 mesi fa, Laganà è chiaro su un punto: “Tali orientamenti dovrebbero comportare sin da subito il divieto di conferimento di incarichi plurimi – in un dato arco di tempo – al medesimo fornitore”.

SILENZIO TOTALE. Sarà avvenuto? Non è dato saperlo. Perché alla lettera non è mai arrivata risposta, né il Cda si è riunito nonostante esplicita richiesta del consigliere Laganà. Che, peraltro, nella lettera chiedeva non solo l’entità delle consulenze esterne, ma anche il rapporto di queste con il volume degli incarichi conferiti all’avvocatura interna Rai, considerando – altro particolare non banale – che questa è costituita da “validi professionisti alcuni dei quali ‘risorse cd pregiate’ assunte con selezione concorso per laureati in giurisprudenza 110/110 e master”. Anche, ovviamente, nell’ottica di “efficientamento dei costi, piena utilizzazione e valorizzazione delle risorse interne”.

Le curiosità di Laganà, però, non sono state soddisfatte. Né ad oggi conosciamo – altra richiesta del consigliere – il “numero dei conferimenti di incarichi legali” e “onorari professionali riconosciuti”. E ciò nonostante a Viale Mazzini spettano in ogni caso le coperture assicurative degli avvocati interni. L’unica certezza che ad oggi abbiamo è che, nella mancanza di trasparenza più totale (su un totale di 215 collaboratori sono noti solo 7 nomi: coloro che hanno portato a casa più di 80mila euro), nel 2018 c’è stato uno studio di avvocati che ha goduto di due collaborazioni nel corso di un singolo anno, per un totale di 99.500 euro. Poco male: negli anni precedenti (2016) altri studi avevano ottenuto ben 4 incarichi distinti portando a casa, anche in quella circostanza, quasi 100mila euro.