Omicron fa una nuova strage. Sfondata quota duecento morti. Rilevati 78mila casi in 24 ore, non erano mai stati così tanti. Il governo tenta la spallata accelerando sui vaccini: ieri 619mila somministrazioni

Omicron Coronavirus
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Con la nuova variante Omicron – che ha non solo la capacità di bucare i vaccini ma anche di reinfettare chi ha già contratto il covid – sebbene la differenza tra zona bianca e zona gialla sia minima le Regioni temono il fatidico passaggio. Ma quali sono le differenze tra le due zone? L’unica rimasta dopo che è stato introdotto il Super Green Pass per andare al ristorante, è l’obbligo della mascherina all’aperto.

Il governo però ha deciso prima di Natale che adesso deve valere per tutti, indipendentemente dallo scenario nel quale è inserita la Regione. Per questo motivo il passaggio in giallo da lunedì prossimo di due grandi regioni, come Lazio e Lombardia, non avrà effetti sugli abitanti. Si tratta però del segnale di come l’epidemia stia correndo nel nostro Paese.

Lunedì quindi saranno 9 le aree colorate di giallo, perché hanno già (o avranno nel caso della Lombardia) più del 10 per cento di ricoveri in intensiva e del 15 per cento nei reparti ordinari: Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Province di Bolzano e Trento, Piemonte e Veneto. C’è poi l’Emilia-Romagna che ha superato la soglia nelle rianimazioni ed è al 13,7 per cento nei reparti ordinari.

Se i dati peggioreranno ancora, cambierà colore. Differenze notevoli ci sono invece tra la gialla e l’arancione perché ci sono limitazioni agli spostamenti e delle capienze. In arancione si entra se l’occupazione delle terapie intensive supera il 20 per cento e quella dei reparti ordinari il 30 per cento.

STRETTA IN ARRIVO. Nessuno rischia il passaggio questa settimana. Però in quella successiva potrebbero finire in arancione la Calabria (che è al 14,2 per cento e al 28,1 per cento) e la Liguria (17,7 per cento e 28,4 per cento). Le Marche sono in una condizione un po’ migliore (20,1 per cento in intensiva ma 20,7 per cento nei letti ordinari), così come la Provincia di Trento (25,6 per cento e 17 per cento). Il Friuli, infine, è a 15,4 per cento e 22,2 per cento, quindi ancora abbastanza distante dalle due soglie.

Certo è che siamo passati da “Paese messo meglio” a “terapie intensive occupate”, a uno in forte difficoltà in modo estremamente veloce. Dunque la situazione, sebbene non catastrofica, è tutt’altro che rosea. Lo aveva anticipato anche l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con i dati aggiornati al 26 dicembre. Ovvero l’occupazione dei posti in terapia intensiva è in media nel Paese a quota 12 per cento superando la soglia critica fissata al 10 per cento. Mentre l’occupazione in area medica raggiunge il limite massimo fissato dai parametri al 15 per cento con un aumento dell’1 per cento.

Come se non bastasse, l’ultima variante si diffonde molto rapidamente e solo nel giorno di Natale è stata responsabile del 45 per cento dei casi degli oltre 54 mila positivi individuati, come ha calcolato il fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento e coordinatore dell’Osservatorio dei dati epidemiologici in collaborazione con l’Agenas. Ma la variante procede a velocità diverse: nelle regioni già entrate nella zona gialla la omicron viene tenuta a freno e si nota un leggero decremento, mentre nelle regioni bianche i casi continuano a salire rapidamente.

IL VIRUS TORNA A CORRERE. Drammatico l’ultimo bollettino in cui si segnalano 78.313 contagi nelle ultime 24 ore, mai così tanti da inizio pandemia, e ben 202 morti. Volano anche i tamponi che ieri sono stati 1.034.677, mentre scende la positività al 7,5%. “A livello nazionale si va verso 100.000 contagi al giorno”, ha rilevato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (leggi l’articolo); questo numero potrebbe essere toccato già entro i primi dieci giorni di gennaio, calcolando che il tempo di raddoppio dei casi è attualmente di 13 giorni.

Ovunque l’epidemia sta facendo registrare un aumento dei casi e riuscire a distinguere il peso esercitato dalla variante omicron è possibile, ma le Regioni lanciano un allarme: in alcune aree è già saltato il tracciamento. Per questo, sostengono, è necessario l’azzeramento della quarantena per le persone che hanno fatto le tre dosi di vaccino (leggi articolo a fianco). Il documento preparato dalle Regioni – e che vorrebbero inviare al Comitato tecnico scientifico (Cts) dopo la riunione che si terrà oggi – dunque, contiene una serie di richieste sulla gestione dell’autoisolamento: in particolare la richiesta è di evitare la quarantena a chi ha completato il ciclo vaccinale.

LA CAMPAGNA VACCINALE. La campagna vaccinale nazionale (qui il focus) intanto accelera, facendo registrare, nella giornata di ieri oltre 619 mila somministrazioni, dopo le 583 mila di lunedì. “In particolare – ha fatto sapere questa mattina la struttura guidata dal Commissario Figliuolo -, ieri sono state inoculate 57 mila prime dosi, 34 mila delle quali in favore di bambini di età fra i 5 e gli 11 anni, mentre i richiami hanno superato quota 520 mila”.