L’Onu indagherà sul massacro di Bucha. Per Kiev il ministro russo Lavrov è complice dei crimini che Mosca nega di aver compiuto

massacro di Bucha
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“Il prossimo passo” – ha annunciato ai media un alto funzionario dell’Onu, durante una visita a Bucha, la città vicino a Kiev teatro del massacro di civili che ha scosso la comunità internazionale  – sarà l’avvio di un’indagine sulle circostanze della morte di persone vestite in abiti civili a Bucha dopo il ritiro dell’esercito russo.

Massacro di Bucha, Griffiths: “Il mondo è già profondamente scioccato”

“Il mondo è già profondamente scioccato”, ha aggiunto il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Martin Griffiths, a un funzionario del municipio di Bucha, assicurando che “il prossimo passo è condurre un’indagine” su quanto è accaduto.

Intanto il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, nel corso del G7 dei ministri degli Esteri a Bruxelles, ha accusato il suo omologo russo Serghei Lavrov di essere “complice dei crimini” compiuti dalle forze russe non solo a Bucha ma anche a Mariupol.

“Il fatto che (Lavrov) giustifichi il bombardamento di un ospedale a Mariupol e i crimini di guerra commessi a Bucha – ha detto Kuleba – e in altre città e villaggi dell’Ucraina e le definisca false notizie, lo rende complice di questi crimini”.

Il massacro di Bucha, ha detto ancora il ministro degli Esteri ucraino, è “la punta dell’iceberg”, perché quello che sta accadendo a Mariupol in questi giorni “è molto, molto peggio. Sotto tutti gli aspetti”. “Com’è parlare con i russi dopo tutto questo? – continua – ho solo una domanda per i russi: chi sono? Da dove vengono? Non hanno compassione neppure per i bambini, per le donne e le ragazze che vengono stuprate. Uccidono persino gli animali da compagnia. Non capisco chi sia questa gente”.

Ma per prevenire altre Bucha, ha detto ancora Kuleba, “dobbiamo parlare, per vedere come terminare questa guerra. Ma è chiaro che le posizioni delle delegazioni nei negoziati verranno definite dagli esiti del campo di battaglia e dall’impatto delle sanzioni imposte alla Russia”.