Oscar 2017, vince Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Il dramma di Lampedusa correrà per la statuetta del miglior film straniero

dalla Redazione
Cultura

Sarà Fuocoammare, già Orso d’oro a Berlino, a rappresentare l’Italia alla selezione che l’Academy di Los Angeles farà per scegliere la lista dei migliori film in lingua straniera. Erano sette i film in gara per conquistare la candidatura italiana agli Oscar 2017, molti dei quali commedie che avevano conquistato il pubblico.

“La più grande tragedia dopo l’Olocausto” aveva detto il regista Gianfranco Rosi ricevendo il premio di Berlino. La pellicola, che tra una settimana andrà in onda in prima serata su Rai3, è stata scelta dalla Commissione di Selezione istituita dall’Anica composta da Nicola Borrelli, Tilde Corsi, Osvaldo De Dantis, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Francesco Melzi d’Eril, Roberto Sessa, Paolo Sorrentino e Sandro Veronesi.

L’annuncio delle nomination è previsto per martedì 24 gennaio 2017, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà al Dolby Theatre di Los Angeles domenica 26 febbraio 2017.

Gli altri film italiani in gara erano Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno, Indivisibili di Edoardo De Angelis, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Pericle il nero di Stefano Mordini, Suburra di Stefano Sollima.

LA TRAMA – Il film di Rosi racconta senza cadere mai nel banale, Lampedusa, la tragedia umanitaria, i morti in mare o nelle stive, la disperazione di chi approda senza altro possedimento se non quello di ciò che indossa. Ma anche l’altra faccia dell’isola, le sue terre, le sue rocce, il mare e gli scogli.

Tutto attraverso gli occhi di Samuele,  un ragazzino di 12 anni, che vive la sua vita quasi ignaro del pezzo di storia che gli sta passando accanto.

Due mondi, quelli di Fuocoammare. Due mondi che s’incontrano a Lampedusa, che s’incontrano quando Samuele viene visitato dall’altro protagonista italiano del film, il dottor Pietro Bartolo, medico dell’isola e primo testimone della morte e del dolore che arrivano coi barconi. A lui sono affidate due delle scene più potenti di un film complesso e variegato, dalla grande eleganza fotografica, e che si costruisce con lentezza, nel tempo, con la pazienza necessaria a trovare la giusta distanza necessaria a raccontare le cose più dure.

La prima scena è quando visita con enorme compassione una donna incinta di due gemelli, e cerca di spiegarle – tra le mille difficoltà dell’incomprensione linguistica – quello che l’ecografia sta rivelandole; la seconda quando confessa di essere perseguitato e ossessionato dai morti che è stato costretto a vedere. Vita e morte, dunque. Due protagonisti centrali nel film di Rosi e nella vita, quotidiana, di Lampedusa. Due realtà contrastanti tra loro. Esattamente come lo sono Fuoco e mare.