Così gli over 50 fuggono. In 3,4 milioni sono ancora senza vaccino. Disastro comunicativo del Governo e spot delle destre. Ecco perché è fallita la spallata di Figliuolo

vaccini Figliuolo
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Ieri era il giorno del report settimanale presentato dal generale Francesco Paolo Figliuolo (qui i dati) ed è emerso un dato inquietante: quasi 3 milioni e mezzo (3.424.070 per la precisione) di italiani over 50, pari al 12,3% della popolazione, risultano ancora non vaccinati (dato anticipato giovedì anche da Gimbe). La preoccupazione deriva dal fatto che proprio questa fascia è quella più esposta alle conseguenze del Covid. Un dato, peraltro, figlio di una serie di concause. Intanto una comunicazione istituzionale sui vaccini semplicemente disastrosa.

A partire da alcune “perle” come la gestione della vicenda Astrazeneca, il vaccino anglo-svedese su cui è stato detto tutto e il contrario di tutto con le informazioni che cambiavano di giorno in giorno e quindi anche le classi di età per cui il vaccino stesso era raccomandato o meno. Ingenerando un comprensibile timore e sconforto tra i cittadini che si sentivano dire cose contraddittorie da chi invece avrebbe dovuto fare della chiarezza la sua ragion d’essere.

Diciamo anche che le Agenzie del farmaco europea ed italiana (tacendo la disastrosa Oms) ci hanno messo molto del loro e il risultato finale è stato appunto un pericoloso calderone di notizie che si smentivano l’una con l’altra. Tutto questo, naturalmente, è stato un ottimo carburante per i non vax e similari che hanno preso la palla al balzo per affermare che se le informazioni erano così inaffidabili figurarsi quelle sugli effetti a lungo termine del vaccino.

Ed infatti su Astrazeneca – il cui nome è stato sospettosamente mutato poi in Vaxzevria – sono emerse patologie di una certa rilevanza, ma ormai le dosi erano state già comprate e per “smerciarle” non si trovò di meglio che dire che il Pfizer e Moderna, cioè i vaccini concorrenti a m-Rna, erano pure peggio. Si trattò di una pessima operazione mediatica istituzionale che giocò sui numeri assoluti e relativi di somministrazione e cioè i casi di eventi avversi erano sicuramente superiori per Pfizer e Moderna rispetto ad Astrazeneca, ma lo erano per il semplice motivo che si trattava dei vaccini più somministrati in quel momento e se si faceva invece il calcolo percentuale era logicamente Astrazeneca ad averli più alti.

Tuttavia questa è stata una ulteriore fonte di confusione. A tutto questo, che è già molto grave essendo responsabilità di un livello istituzionale e cioè governativo, si è aggiunto il fatto che certi partiti e specificamente la Lega e Fratelli d’Italia sono riusciti a dare il peggio di sé con una comunicazione tramutata da subito in becera propaganda.

Salvini e Meloni si sono accorti che il proprio elettorato, fatto in gran parte di liberi professionisti, era su posizioni no vax e per lucrare qualche voto in più si sono adeguati non valutando affatto le conseguenze sulla salute pubblica del loro egoismo politico. Ma se Salvini ha dovuto fare i conti con la sua adesione al governo compensando il suo ruolo di “cattivo” con quello del “buono” incarnato da Giorgetti, per tenere furbamente un piede in due staffe, la Meloni, che aveva (ed ha) le mani libere, ha continuato a scaricare un continuo flusso di slogan elettorali contro i vaccini e contro il green pass solo perché aveva altrettanto furbescamente visto la possibilità di differenziarsi rispetto all’amico/nemico Salvini.

Possiamo quindi dire che il Covid-19 ha in Italia i suoi due maggiori alleati in Giorgia Meloni e Matteo Salvini, mentre almeno Forza Italia, l’altra componente del centrodestra, sebbene ridotta a terza gamba, ha mostrato più saggezza e discernimento in merito.