Palazzo Chigi

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di Gaetano Pedullà

Questa volta non gli basterà tutta la sua eloquenza per spiegare al Paese com’è finito a Palazzo Chigi senza passare dalla urne. E il continuo incalzare il governo Letta apparirà chiaramente come una misera guerra di poltrone. Matteo Renzi in queste ore deve decidere: fare il terzo Presidente del Consiglio nominato consecutivamente senza legittimazione popolare (dopo Monti e Letta). Diventare premier e un minuto dopo fare il cameriere dei poteri forti che gli hanno servito la guida del Paese su un piatto d’argento. Ovviamente addio a concetti come riforme, cambiamento, rottamazione… con una maggioranza parlamentare che replicherebbe – tassello più, tassello meno – le povere intese di Letta, il segretario Pd se va bene potrà fare delle riformicchie. È questo quello che serve al Paese? È questo che ha spinto due milioni di italiani a votarlo alle primarie? Evidentemente no. E se il sindaco accetterà di fare la staffetta con Letta assumerà su di se la responsabilità dell’ennesima occasione sprecata. Ora è chiaro che se ti offrono Palazzo Chigi, a meno di essere folli, ci si pensa su. Ma le modalità con cui arriva questa offerta sono la spia del trappolone che c’è dietro. L’Italia è una terra dove i poteri forti da sempre fanno il giochino di cambiare tutto per non cambiare niente. E mandare al governo Renzi – emblema del nuovo in politica – senza i pieni poteri che possono venire solo da una vittoria elettorale significa trasformarlo in uno specchietto per le allodole, buono giusto per andare in tv, mentre i pupari potranno continuare a fare i loro affari indisturbati. In questo senso gli ultimi retroscena sulla regia di Napolitano nella creazione del governo Monti sono inequivocabili. La debole politica italiana è totalmente ostaggio degli interessi finanziari e internazionali. Poteri che non si sono fatti scrupolo di calpestare la Costituzione e la sovranità popolare. Ci pensi bene Renzi a proseguire questa stagione così cupa per la nostra democrazia.