Pannella sta meglio: ora facciamolo senatore a vita

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di Vittorio Pezzuto

Marco Pannella compirà 84 anni il prossimo 2 maggio, e anche questa volta sarà troppo impegnato a vivere per trovare pure il tempo di voltarsi indietro e concedersi il lusso di un primo bilancio. Finora ha sempre rifuggito la tentazione di dettare un’autobiografia, e d’altronde persino per l’ultimo grande leone della politica italiana sarebbe impresa ardua sintetizzare quattro decadi di lotta nonviolenta. Troppe ne ha combinate, e troppe intende ancora combinarne. Lo sa bene il Palazzo, tant’è vero che molti dei suoi occasionali inquilini si sono affrettati a rivolgergli sinceri auguri di pronta guarigione non appena si è sparsa la voce dell’aneurisma all’aorta che l’aveva colpito. Perché un conto è far finta che le sue idee siano inattuali e poco spendibili nel teatrino mediatico, un altro è non rendersi conto che le sue coraggiose battaglie (ieri per il divorzio, per la legalizzazione dell’aborto, per provare a fermare lo sterminio per fame nel mondo, per una giustizia giusta a partire dal caso Tortora; oggi soprattutto a favore dell’amnistia e dell’indulto) siano fastidiose proprio perché hanno puntato e puntano dritte al cuore di uno Stato che per primo fa strage di legalità e diritti.

Autostrada di nicotina e catrame
Dopo aver trascorso una notte tranquilla, il vecchio (aborre il termine “anziano”) leader radicale ieri è stato dimesso dal reparto di rianimazione intensiva del Gemelli per essere affidato alle cure professor Francesco Snider, il direttore dell’Unità operativa di Chirurgia vascolare che ha coordinato l’equipe operatoria. Non vorremmo essere nei panni di quest’ultimo: non sarà facile gestire la convalescenza di un paziente forzatamente costretto a interrompere la propria terapia tabagista. Orfano delle micidiali Celtiques senza filtro (ne fumava 70 al giorno), Pannella da tempo si limita ad accendersi Marlboro rosse una dopo l’altra, alternandole con l’aspirazione quotidiana di decine di toscani e toscanelli alla grappa e all’anice. L’antiproibizionista che più volte si è fatto arrestare in piazza per aver distribuito cannabis non ama invece farsi le canne: «Brucare, o fumare erba, non mi interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene» confessava già nel lontano 1973. Ed è proprio la consapevolezza della morte dietro l’angolo che l’ha spinto sempre al calcolo generoso di una vita senza risparmio, giocata sullo spartito di una rigorosa teoria della prassi nonviolenta: sit-in, marce, disobbedienze civili e soprattutto durissimi scioperi della fame e della sete che non ha mai scagliato addosso all’avversario quale vile arma di ricatto ma che viceversa ha sempre concepito come necessaria occasione di dialogo con il potere, ogni volta rafforzando l’interlocutore politico con la debolezza progressiva della propria carcassa.

Terapia intensiva per la Repubblica
Lo stop forzato impostogli dai medici ci costringe adesso a riflettere sulla necessità di non disperdere oltre il tesoro della sua intelligenza. In questi anni migliaia di artisti, intellettuali e detenuti hanno condiviso tratti del suo percorso politico e non è certo un mistero che questo leader carismatico si sia guadagnato ormai il rispetto e l’ammirazione unanime di alleati (occasionali) e avversari (duraturi). Eppure Pannella non siede in Parlamento dal 1992 e non corre nemmeno per un seggio a Strasburgo (triste paradosso per colui che Altiero Spinelli nominò in punto di morte quale suo unico erede politico e spirituale). Perché allora non nominarlo senatore a vita? In queste ore esponenti di Scelta Civica (Mariano Rabino e Andrea Vecchio) e del Nuovo centrodestra (Antonio Gentile) hanno già speso parole importanti a favore di questa scelta, che il nostro quotidiano fa propria e sosterrà anche nei prossimi giorni. Crediamo infatti che sarebbe un gran bel regalo. Non tanto per l’interessato (che seguendo l’esempio dell’amico Indro Montanelli sarebbe tentato di rifiutare il laticlavio concessogli da un regime che considera illegale) quanto per una Repubblica decadente che avrebbe gran bisogno di una terapia intensiva di ostinata e feconda passione politica.

 

Pannella l’Highlander, migliora e in conferenza stampa si concede un sigaro

dalla Redazione

Marco Pannella sta meglio, ma non ha smesso lo sciopero della fame e della sete. Dopo l’intervento per risolvere un aneurisma, il leader Radicale è apparso in conferenza stampa in collegamento con la radio e la tv Radicale da una delle stanze del Policlinico dove resta ricoverato. I medici non gli hanno infatti consentito di uscire.

Presto dovrebbe essere sottoposto ad una Tac per verificare la buona riuscita dell’operazione; lui ha accettato, ma si rifiuta di assumere i liquidi necessari per eseguire l’esame. Saranno i medici a stabilire se si può fare lo stesso.

Pannella si è presentato alle telecamere con un sigaro spento in mano: “E’ l’unico lusso che mi permetto, il sigaro alla grappa”. Stamane, prima della conferenza, ha permesso agli infermieri di mettergli del burro di cacao sulle labbra anche per consentirgli di parlare meglio. Il leader Radicale si è commosso quando ha ricordato che la conferenza televisiva è stata organizzata per volontà e iniziativa dei redattori di Radio Radicale, vista l’impossibilità per lui di uscire e per i giornalisti di affollare le strutture di ricovero.

Questa mattina Pannella ha ricevuto una visita di Francesco Nitto Palma (FI), presidente della Commissione Giustizia del Senato, che aveva subito la stessa operazione proprio al Policlinico.