Pantano siriano, la Bonino si tira fuori. Voterà il Parlamento

di Fabrizio Di Ernesto
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di Fabrizio Di Ernesto

Previsti per oggi, potrebbe slittare l’inizio dei bombardamenti occidentali sulla Siria. Usa, Regno unito e Francia non voglio perdere altro tempo e sono pronti a muoversi anche senza l’autorizzazione Onu, difficile da ottenere visto che la Russia continua a dirsi contraria ad ogni intervento militare, ed è pronta a porre il veto contro le decisioni del Palazzo di vetro, ma per il momento avrebbero deciso di aspettare il rapporto degli ispettori Onu, dopo che la Del Ponte ha espresso dubbi sulla possibilità che il gas sia stato usato dai lealisti. Sospesa la posizione dell’Italia, con il nostro ministro degli Esteri, Emma Bonino, che ieri ha precisato meglio le intenzioni del governo. Se martedì la titolare della Farnesina aveva rimesso ogni decisione all’Onu e all’atteggiamento del Consiglio di sicurezza, ieri parlando ai microfoni di Radio Anch’io ha precisato che anche con l’eventuale e improbabile via libera delle Nazioni unite, che implicherebbe un accordo tra Washington e Mosca in Consiglio, l’appoggio dell’Italia a un’azione militare non sarebbe automatico. Presa di posizione nettamente in contrasto con quella delle altre principali cancellerie europee, Germania esclusa, che invece spingono per un intervento immediato.

Il ruolo dell’Onu
A breve il Palazzo di vetro tornerà a esprimersi sulla crisi siriana, nella serata di ieri Londra ha presentato alle Nazioni unite una nuova bozza di risoluzione e, se la Bonino manterrà la parola, si saprà se il nostro Paese in questa vicenda avrà un ruolo da semplice spettatore o se come già accaduto in Iraq, Afghanistan o più recentemente in Libia avrà invece una posizione attiva. L’esponente radicale, nel precisare la posizione del governo italiano, ha ricordato anche le numerose missioni nella regione medio orientale, spiegando che solo l’Onu può assumersi la responsabilità di un intervento militare e che in ogni caso anche se arrivasse la luce verde, l’appoggio italiano non sarebbe comunque automatico e “si tratterebbe di uno scenario giuridicamente diverso”, con il governo che dovrebbe comunque consultare il Parlamento ed ottenere il via libera all’intervento da questo.

Servitù militari
Nonostante le parole della Bonino va però ricordato che essendo noi un paese a sovranità limitata potremmo comunque ritrovarci in guerra nostro malgrado. Sulla nostra penisola sono infatti dislocate un centinaio di basi militari Usa o Nato e vi hanno sede importati comandi dell’Alleanza atlantica o delle forze armate statunitensi che hanno il loro raggio d’azione nel Mediterraneo del sud e nella regione del Medio Oriente. Essendo basi di pertinenza Nato o Usa il governo italiano non ha giurisdizione su queste, considerate alla stregua di ambasciate, e quindi nessuno potrebbe opporsi al loro utilizzo. Anche se l’attacco Usa contro la Siria dovrebbero essere coordinato dalle basi turche, paese Nato e confinante con il paese di Bashar al Assad, anche i presidi nello stivale avrebbero un loro ruolo. Due in particolare sono le basi destinate, come nel conflitto libico, ad assumere una posizione di spicco quella pugliese di Gioia del colle e quella siciliana di Sigonella. Dalla base barese dovrebbero partire gli aerei destinati a colpire gli obiettivi strategici, e sempre qui potrebbe essere fornita l’assistenza tecnica ai velivoli impegnati negli attacchi. Ruolo forse meno operativo, quanto meno per il numero di mezzi coinvolti, nella base siciliana, anche se la Piccola Saigon potrebbe svolgere funzioni più di coordinamento tra i diversi contingenti impiegati.In allerta poi la base navale di Camp Darby a Livorno. Questo presidio rappresenta il più grande magazzino di armi e viveri degli Usa nel Vecchio continente. Da qui quindi dovrebbero partire le navi cariche di mezzi e cibo per rifornire le truppe impegnate nelle operazioni di terra. Peculiarità di questa installazione proprio la capacità di offrire supporto logistico in poche ore a varie migliaia di soldati impegnati in azioni militari nella regione euroasiatica ed nel continente africano, anche un eventuale allargamento del conflitto quindi non sarebbe un problema per le truppe Nato impegnate in Siria.

Una sovranità limitata
Insomma, ombrello Onu o meno ,voto del Parlamento a parte, l’Italia rischia di trovarsi fra non molto in guerra con tutto ciò che ne consegue. Come abbiamo denunciato più volte noi non siamo più un paese sovrano e quindi dobbiamo subire le decisioni prese per noi da altri a migliaia di chilometri dalle nostre case. Inoltre la nostra appartenenza ad alcune organizzazioni sovranazionali come l’Onu e la Nato ci comporta degli obblighi, ad esempio la partecipazione a queste guerre cui noi rinunceremmo volentieri ma da cui non possiamo esimerci, pena il rischio di perdere importanza in campo internazionale.