Retromarcia stupefacente. Il Consiglio superiore di sanità blocca la vendita della cannabis light: “Non può essere esclusa la sua pericolosità”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Consiglio superiore di sanità  (Css) contro la ‘cannabis light’. In un parere richiesto dal Ministero della salute, l’organo sentenzia:  “Non può essere esclusa la sua pericolosità”. Il riferimento è ai “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” – venduti  nei cosiddetti ‘canapa shop’ diffusisi in tutta Italia – ma dei  quali “non può’ essere esclusa la pericolosità“. Il Css raccomanda quindi che non sia consentita la libera vendita. I prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa sono attualmente venduti nei ‘canapa shop’ come un prodotto da collezione, dunque non destinato al consumo.

Il parere – In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute, l’organo consultivo raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”. Un colpo ferale per un mercato in pieno boom: quello degli spinelli ‘leggeri’, venduti sia nei negozi veri e propri che su internet.  Al Css sono stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi
in commercio ed eventualmente a quali condizioni. Ebbene, riguardo alla prima domanda, il Consiglio “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa”. Questi i motivi: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Canapa, un boom lungo cinque anni – In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018 nelle campagne, e per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro. E’ quanto afferma la Coldiretti che sottolinea: “Occorre fare chiarezza per
tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa in tutta
Italia”. Con la nuova norma, entrata in vigore nel 2016, non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%,, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Secondo la norma approvata la percentuale di Thc nelle piante analizzate può’ inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore.  Al momento risulta consentita la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati oltre ai semi anche le altre componenti vegetali nel rispetto della disciplina di settore.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA