Parlamento latitante sul fine vita. Oggi la decisione della Consulta. Il verdetto sul suicidio assistito di Dj Fabo farà scuola. Le Camere hanno perso un anno senza intervenire

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È stata rinviata ad oggi la sentenza della Corte costituzionale sul caso di dj Fabo ,morto in Svizzera con il suicidio assistito grazie a Marco Cappato, dell’Associazone Coscioni, che lo ha portato oltre confine e che per questo rischia 12 anni di carcere. Ma, al di là del caso specifico, la Consulta potrebbe cambiare il modo di intendere oggi l’eutanasia dato che un anno i magistrati già si erano pronunciati riconoscendo un vulnus nell’apparato legislativo italiano e chiedendo un intervento al Parlamento, concedendo un anno di tempo. In questo lasso di tempo, però, nulla è stato fatto. E così oggi la palla è tornata alla Corte.

Nel frattempo, però, né dal premier Giuseppe Conte, né tantomeno dalla maggioranza arriverà alla Corte costituzionale una richiesta, o almeno un invito, a rinviare ancora la decisione sul caso Cappato e sull’aiuto che l’esponente radicale dette a Dj Fabo, cieco e immobilizzato, per porre fine in Svizzera alla sua vita. Quindi l’Avvocato dello Stato Gabriella Palmieri – da agosto al vertice dell’ufficio, ma già titolare del caso un anno fa – non chiederà alcun rinvio. A questo punto la Corte, dopo l’udienza pubblica di ieri, andrà oggi diritta alla decisione.

REATO DATATO. Cosa decideranno i 15 giudici costituzionali, dopo aver ascoltato lo stato degli atti del relatore Franco Modugno? Dalle poche indiscrezioni della vigilia si può intuire che non concederanno al Parlamento quella ulteriore proroga per cui pure, al Senato, insistono partiti d’opposizione come Forza Italia. Ma la partita si è già giocata alla Camera e i dodici mesi, concessi dalla Corte con una decisione peraltro senza precedenti, non sono bastati neppure per arrivare a un testo base condiviso. Il processo a Marco Cappato è fermo a Milano dal febbraio 2018. Su di lui pende il reato di aiuto al suicidio (articolo 580 del codice penale ancora risalente al Codice Rocco).

Il punto è capire se effettivamente oggi quel reato è ancora realistico. Un anno fa la Corte scrisse che “le norme attuali lasciano prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti“. Era già il preannuncio che, se avesse deciso da sola, la Consulta avrebbe bocciato quell’articolo del codice perché ormai datato, e quindi irrealistico. Ed è questo quello che potrebbe accadere oggi.

IDEOLOGIE OPPOSTE. Nel frattempo Cappato ieri si è mostrato assolutamente sereno: “Rifarei tutto – assicura subito dopo l’udienza pensando a Dj Fabo -. Ho aiutato Fabiano perché l’ho ritenuto mio dovere morale, e presto sapremo se può essere riconosciuto anche come diritto. È una decisione difficile e importante, perché la posta in gioco è la libertà di tante persone in condizione di sofferenza”. Davanti ai giudici parlano per lui i legali Filomena Gallo e Vittorio Manes, secondo i quali la normativa attuale “genera un vulnus costituzionale ed è giunto il momento di una dichiarazione di incostituzionalità, che è l’unica decisione coerente”.

Il quadro legislativo è identico a un anno fa, quando la stessa Corte, con un’ordinanza, aveva chiesto un intervento in materia del legislatore: “Dobbiamo prendere atto che il Parlamento non ha deciso, o forse ha deciso di non decidere”, dice Manes. Nel frattempo, però, il mondo cattolico fa sentire il suo peso. Non solo con le parole della Cei che ha già fatto sapere di essere contraria a una legittimità dell’eutanasia, ma anche con i medici: sarebbero 4mila i dottori cattolici già pronti all’obiezione di coscienza.