Continua a far discutere la proposta degli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria ‘Più Libri Più Liberi’ di prevedere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti da parte degli espositori.
Se ieri a tuonare era stata la premier Giorgia Meloni, che sui social aveva scritto che “quest’anno le case editrici dovranno ottenere il patentino antifascista, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione”, parlando apertamente di “censura” nei confronti di chi non condivide le idee della sinistra, oggi a tornare sull’argomento è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il Guardasigilli, in una nota, ha preso posizione affermando che “forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini”.
Patentino antifascista, le polemiche politiche non si fermano
Una controversia che continua a infiammare il dibattito politico italiano. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione e Cultura del Partito Democratico, questa mattina si è chiesto: “Dov’è lo scandalo? La fiera ha semplicemente chiesto agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione italiana. Non un test ideologico, non una discriminazione politica, ma un richiamo ai valori fondativi della Repubblica democratica nata dalla Resistenza”.
E ancora: “Troviamo invece singolare che una presidente del Consiglio definisca tutto questo un ‘patentino antifascista’ e una forma di ‘censura’. Perché l’antifascismo non è un’opinione tra le altre. Non è una bandiera di partito. È il fondamento costituzionale della nostra democrazia”.
Di diverso avviso l’ex magistrata e deputata della Lega Simonetta Matone: “Il garante della Costituzione antifascista è il presidente della Repubblica, non il presidente di una manifestazione libraria. Non servono firme su pezzi di carta, privi di valore, per avere il diritto di partecipare a una fiera dichiarandosi democratici e antifascisti. L’iniziativa romana degli editori indipendenti, invece di garantire democrazia, rischia di alimentare le già troppe e odiose divisioni tra gli italiani”.